Gruppo: Atra Vetosus
Titolo: Voices From The Eternal Night
Anno: 2013
Provenienza: Australia
Etichetta: Immortal Frost Productions
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TRACKLIST
  1. Skies Of Obsidian Rain
  2. A Palace Shrouded In Emptiness
  3. The Spirit Of The Forgotten Woods
  4. Into The Dawnless Night
  5. Under The Wings Of Darkness
  6. Nocturnal Winds
  7. Tortured By The Light Of A Thousand Stars
  8. Far Beyond...
DURATA: 50:12
 

Io non c'ero quando "Storm Of The Light's Bane" uscì nei negozi, né quando "Slaughtersun" fece la sua comparsa, mi sono addentrato nel mondo del vil metallo solo qualche anno più tardi, ma credo di poter dire che ― emotivamente parlando ― gli Atra Vetosus possano seguire quello stesso filone. Mi spiego meglio: oggi il genere, quel death-black melodico di estrazione prettamente svedese, è più che inflazionato, tuttavia i dischi belli restano pochi, ora come allora. E "Voices From The Eternal Night" è proprio questo: un bel disco. Non esente da difetti, però puro, genuino e a suo modo fresco.

Parto subito dai difetti: gli Atra Vetosus sono giovani, questo è il loro primo lavoro completo (precedentemente solo un demo, sempre per Immortal Frost) e il fatto non è secondario, poiché tutti i brani del disco sono permeati da un'ingenuità di fondo, quasi un'innocenza, che difficilmente non verrà captata dal metallaro navigato dei tempi moderni. Lo stesso riff si ripete e si ripete, facendo sì che una canzone, anche lunga, viva su di una struttura non particolarmente varia (la prima "Skies Of Obsidian Rain" in particolare), mentre la batteria è estremamente asciutta ed effettata, donando ai suoni un che di freddo, asettico, molto distante dal tipico calore svedese. Superate queste sfumature, però, "Voices From The Eternal Night" si rivela per quello che è: un disco appassionato, genuino e divertente.

L'impegno profuso dai cinque ragazzi vibra attraverso tutti i cinquanta minuti di musica e la mano di Josh Young (Astral Winter) è riconoscibile e ben salda tanto nella scrittura dei brani (tutte sue le composizioni) quanto nell'esecuzione di chitarre, tastiere, seconde voci e delle fasi di produzione. A lui si aggiungono quattro compagni di ventura tutti all'altezza del proprio ruolo: Josh Gee (voci), Damon Parker (chitarre), Matthew Lopez (basso) e Josef Bound (batteria). Nessuno è un virtuoso dello strumento, ma tutti lo padroneggiano con passione e ne riescono a trarre il massimo risultato per la buona riuscita del disco.

Come da tradizione, nonostante l'interludio strumentale, i brani sono mediamente lunghi, con corpose parti strumentali, spesso e volentieri anche acustiche, e urla sofferenti inneggianti al cosmo, alla natura e alle emozioni. L'Australia, patria degli Atra Vetosus, ha evidentemente giocato un ruolo non indifferente nella loro formazione e Josh Gee è stato molto bravo a tradurre in versi la sacralità della propria terra; i testi sono molto lunghi e complessi, più vicini alla prosa poetica che ai soliti, asciutti testi di canzone.

L'entusiasmo, l'ingenuità, ma soprattutto la genuinità che una volta erano proprie della Scandinavia sembrano oggi migrare sempre più verso l'emisfero australe: gli Atra Vetosus hanno certamente dei margini di miglioramento, ma viste le premesse, qualora questi margini dovessero essere sviluppati, ci troveremmo a parlare di un Capolavoro con la «c» maiuscola. Una passione, una fascinazione per terre e spazi lontani che fanno bene all'anima.