Gruppo: At The Gates
Titolo: At War With Reality
Anno: 2014
Provenienza: Svezia
Etichetta: Century Media Records
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TRACKLIST
  1. El Altar Del Dios Desconocido
  2. Death And The Labyrinth
  3. At War With Reality
  4. The Circular Ruins
  5. Heroes And Tombs
  6. The Conspiracy Of The Blind
  7. Order From Chaos
  8. The Book Of Sand (The Abomination)
  9. The Head Of The Hydra
  10. City Of Mirrors
  11. Eater Of Gods
  12. Upon Pillars Of Dust
  13. The Night Eternal
DURATA: 44:23
 

Mi prendo una pausa dall'underground e dalle uscite misconosciute per affrontare una questione molto spinosa: fiumi e fiumi di inchiostro, digitale e non, si stanno spendendo in queste settimane per quello che — non temo smentite nel dirlo — è assieme a "Surgical Steel" l'album di ritorno più atteso e chiacchierato nell'ambiente del metallo dell'ultima decade e probabilmente oltre. Diciannove anni, buona parte di una vita, separano "Slaughter Of The Soul" da "At War With Reality", rendendo quest'ultimo un argomento di quanto mai difficile trattazione, tanto per il peso specifico della formazione in questione, quanto perché le reunion sono sempre difficilmente inquadrabili in termini positivi o negativi di per se stesse.

Da parte mia, non posso che considerare gli At The Gates come uno dei gruppi fondamentali per la mia vita, per la mia formazione e per la mia crescita, non solo in ambito musicale, dunque il mio entusiasmo all'annuncio di un nuovo album era secondo solo a una cosa: il timore. Fortunatamente, per me come per chissà quanti altri metallari là fuori, il dubbio è presto fugato: "At War With Reality" non è una ciofeca. Tuttavia, dopo un buon numero di ascolti (ma non troppi, perché sono del parere che in certe situazioni si debba scrivere di getto), sono sempre più convinto che il disco vada affrontato sotto due diverse luci: la prima è quella odierna, del 2014, che mette in risalto il valore dell'album in quanto tale e come prodotto a sé stante, mentre la seconda, più ostica, è quella del passato, che mostra il disco in rapporto a quanto detto, fatto e raggiunto dal gruppo di Göteborg dalla sua fondazione a oggi. A seconda del filtro che si sceglie di utilizzare — era inevitabile e annunciato — "At War With Reality" assume una valenza completamente diversa.

Partiamo dalle cose semplici: il disco in quanto tale. "At War With Reality" è un album melodeath fortemente velato di influenze metalcore, dall'incedere rapido e in cui i riff delle chitarre di Anders Björler e Martin Larsson sono spesso e volentieri protagonisti indiscussi. La breve intro, un estratto dall'opera "Sopra Eroi E Tombe" dello scrittore argentino Ernesto Sabato, mette subito in cattiva luce Dio (ammesso e non concesso dallo stesso Sabato che esista) e lancia il "singolone" dell'album, "Death And The Labyrinth", di cui esiste anche un video: una classica cavalcata svedese up-mid-up-tempo che ci parla di come la nostra esistenza sia effimera e illusoria e di come il mondo avanzi inesorabilmente verso la propria fine. Da qui in avanti è un unico turbinio di brani diretti, mediamente brevi ed estremamente omogenei: una "At War With Reality" che fa facile presa e si lascia cantare già al primo ascolto, un'altra manciata di cartucce sparate al fulmicotone, una traccia per spezzare la tensione in solo mid-tempo ("Order From Chaos"), un altro paio di bordate, l'immancabile interludio strumentale ("City Of Mirrors") e via verso la conclusione con l'ultimo trittico di pezzi. Niente intro stavolta, ma "The Night Eternal" conclude l'album con una lunga coda strumentale che funge da chiusura in perfetto stile svedese. La produzione, ancora, "pompa" tantissimo le chitarre, si presenta cristallina e decisamente studiata per mettere in risalto ogni singolo riff e ogni singola pigiata sull'acceleratore. Un lavoro formalmente ineccepibile, insomma, assolutamente e soprattutto volutamente di genere, che non fa altro che inserirsi in un canone ben preciso: quello del death svedese di metà anni '90 che — purtroppo o per fortuna — ha dato i natali al successivamente arcinoto (abusato?) metalcore. E, cosa più importante, un lavoro di classe innegabile e qualità più che buona, che certamente non deluderà i fan.

Nel momento in cui, invece, "At War With Reality" viene analizzato alla luce del fatto che — volenti o nolenti — si tratta del nuovo disco degli At The Gates, la situazione cambia leggermente. Non perché "At War With Reality" diventi un brutto disco, al contrario, ma perché spunta una evidente "ruffianaggine", nel senso buono del termine. Laddove diciannove anni fa "Slaughter Of The Soul" era una scheggia impazzita, un fulmine a ciel sereno che ha riscritto i canoni di un genere senza appello, anzi ne ha addirittura creato uno ex-novo (il metalcore, appunto), "At War With Reality" non fa che dare ai fan ciò che aspettano dal 1995, ossia un buon lavoro che prosegua sulla stessa scia. La qual cosa, ci tengo a precisarlo, non deve essere letta in modo negativo, anzi, perché "At War With Reality" è un buon disco e non mancherà di soddisfare chi ha aspettato così tanto tempo. Il "problema", o meglio l'inevitabile conseguenza di quasi vent'anni di inattività, è che Tompa, Larsson, Erlandsson e i fratelli Björler si sono semplicemente accontentati di quanto già avevano costruito all'epoca, con tutto ciò che ne consegue: oggi "At War With Reality" manca di tutto l'impatto emotivo e della carica spontanea che nel '95 hanno reso "Slaughter Of The Soul" un capolavoro immortale. Oggi "At War With Reality" è un buon album, i fan della band lo ascolteranno tanto e decisamente non siamo di fronte a uno stanco esercizio di stile da parte di una formazione ormai prosciugata, il che è già sintomatico della stoffa degli At The Gates. È però illecito aspettarsi qualsiasi cosa in più da questi tre quarti d'ora di musica: messo il disco nel lettore sapete già cosa vi aspetta e da lì non vi muoverete.

Tirando le somme: il nuovo album degli At The Gates è un brutto album? No, affatto. Il nuovo album degli At The Gates aggiunge qualcosa alla lunga storia musicale della Svezia? No, affatto. Prendiamo "At War With Reality" per quello che è: certo non un capolavoro, ma un'opera che accontenta i fan, di cui forse nessuno sentiva la necessità, eppure che si lascia apprezzare senza fatica.