Gruppo: Pryapisme
Titolo: Hyperblast Super Collider
Anno: 2013
Provenienza: Francia
Etichetta: Apathia Records
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TRACKLIST
  1. Un Druide Est Giboyeux Lorsqu'Il Se Prend Pour Un Neutrino
  2. Boudin Blanc Et Blanc Boudin
  3. Random Jean Vigo
  4. La Notion De Chiralité De Spin Et D'Oscillation De Saveur Des Particules Supersymetriques Definissant Un Champs Scalaire Lors D'Une Transition De Conifold En Cosmologie Branaire Dans Un Modele Ekpyrotique
  5. Lesbian Bordello
  6. J'Ai Envie De Te Claquer
  7. Cochenille, Membrane Et Volcanologie
  8. Jon-Bon-Jon-Boutros-Boutros-Boutros-Bovi-Miou-Miou
  9. Je Suis Venu, J'Ai Vu, J'Ai Sangouinu
  10. La Nuit Sur Le Mont-Chauvelu [cover Mussorgsky]
DURATA: 54:17
 

«Insanity è confuso! È così confuso da colpirsi da solo!»

Iniziare una recensione citando i videogiochi dei Pokémon è qualcosa che mai avrei pensato di poter fare, eppure eccoci qua: non sono riuscito a trovare parole più adatte per esprimere ciò che mi ha lasciato il disco di cui sto per parlarvi. "Hyperblast Super Collider" è il secondo lavoro sulla lunga distanza dei Pryapisme, seguito di "Rococo Holocaust" datato 2010; l'album è suddiviso in dieci tracce per una durata totale di poco meno di un'ora e la musica in esso contenuta è... Uhm, che cos'è?

Non è facile definire la proposta di questi Francesi, una ricetta i cui ingredienti sono talmente tanti da non lasciare il tempo di riconoscerne uno che già ne sono stati inseriti altri; vi basti pensare che in "Lesbian Bordello", brano della durata di neanche due minuti, riescono a unire chitarre in stile Power Metal, melodie da Folk Rock festaiolo — rivisitate prima in chiave elettronica e poi da una chitarra solista — e una batteria che si destreggia tra parti quasi ballabili, sfuriate tipiche del Metal estremo, passaggi da Rock leggero e altri ispirati alla Samba, il tutto riuscendo a mantenere un filo logico seppur lunatico, alternativamente divertente ed emozionante. Ma questa, appunto, è solo una piccolissima parte della musica presente in questo album: le caratteristiche più ricorrenti sono le chitarre prese in prestito dal Black Metal, un uso smodato dell'elettronica — che spazia da un semplice sintetizzatore alla presenza di una cassa tipicamente Gabber e di trame Breakcore — e ovviamente una spiccata attitudine a cambiare e fondere stili di galassie completamente diverse. Qua e là possiamo inoltre trovare un pianoforte che prende ispirazione da Jazz, Ragtime, Swing e — a detta della band — dal compositore Erik Satie.

C'è inoltre un feeling generale da colonna sonora da videogioco ottenuto principalmente dall'evidente amore dei musicisti per la Chiptune, ma anche da alcuni momenti in cui personalmente ho sentito qualcosa di Nobuo Uematsu e dei suoi The Black Mages. Come non parlare ad esempio di "Jon-Bon-Jon-Boutros-Boutros-Boutros-Bovi-Miou-Miou" che, oltre ad avere un titolo molto interessante, è riuscita a portarmi alla mente "Crash Bandicoot" all'inizio, un qualsiasi gioco di un paio di decenni fa nella parte centrale e infine i moguri di "Final Fantasy IX" appena prima dell'apocalittico finale Black Metal-Breakcore.

Ci sono poi influenze Ska nell'apertura, un passaggio simil-Santana nelle battute conclusive di "Random Jean Vigo", percussioni tribali sparse per le tracce, Folk ora orientale ora occidentale, campionamenti tratti da vari film (unica presenza vocale del lavoro, in "J'Ai Envie De Te Claquer" addirittura in italiano) e — per non farci mancare niente — una fantastica e personalissima cover di Mussorgsky posta in chiusura in cui i migliori Dimmu Borgir ed Emperor vengono travolti da ondate elettroniche e a 8-bit, risultato a dir poco esilarante.

Penso che a questo punto sia inutile proseguire lo svisceramento musicale: non ho citato ogni singolo dettaglio (lascio a voi il piacere di coglierne più che potete), anche perché sarebbe decisamente impossibile farlo. Se apprezzate questo modo fantasioso di fare musica, non lasciatevi sfuggire questo pesce d'aprile intitolato "Hyperblast Super Collider": nel caso non foste ancora convinti, sappiate che, oltre ad avere una strumentazione già di per sé varia (clarinetto, batteria reale alternata a drum machine, sintetizzatori e tastiere, ecc.), può vantare collaborazioni con ben due sassofonisti e un gatto.

«May the 8-bit Catpocalypse begin!»