Gruppo: Desecrate
Titolo: Orpheus
Anno: 2015
Provenienza: Italia
Etichetta: House Of Ashes Productions
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TRACKLIST
  1. Muse
  2. Tears Of Blood And Sand
  3. Fifteen Million Merits
  4. To The Hades And Back
  5. Elements
  6. The Grecian Urn
  7. Blood Prison
  8. Nevermore
  9. Chaos And A Dancing Star
  10. I'm Workin' On It
DURATA: 41:05
 

I Desecrate sono in giro da vent'anni e fanno parte della scena storica italiana. Dopo la pubblicazione dello stupendo esordio "Moonshiny Tales - The Torment And The Rapture" (1999), si erano fermati per un lunghissimo periodo alla fine del quale ripartirono rifocillati. Nella band era registrabile — e tutt'oggi lo è ancora — la presenza di tre colonne portanti raffigurate da Gabriele Giorgi (voce), Francesco Scavo (chitarra) e Paolo Serboli (batteria), al tempo supportate da Dave Piredda (basso), Alessio Reale (seconda chitarra) e Matteo Mereta (pianoforte); questi musicisti sfornarono il secondo — e altrettanto valido — album "XIII The Death" (2012). Da quell'uscita sono trascorsi altri tre anni e ora il 2015 porta con sé i nuovi segnali di vita col terzo lavoro intitolato "Orpheus": il gruppo genovese nel frattempo non ha subito particolari defezioni in formazione, difatti le uniche variazioni da tenere in considerazione sono legate alle sei corde, ritmiche e soliste, in questa occasione affidate alle cure del solo Scavo, mentre il pregevole intarsio pianistico che arricchisce considerevolmente il portamento atmosferico ed emotivo dei brani non è più offerto dal Mereta ma accuratamente sciorinato da Andrea Grillone.

La proposta non è mutata rispetto a quanto consegnatoci nel precedente lavoro, però è ulteriormente maturata. La band è più consapevole dei mezzi a propria disposizione e la capacità di entrare in comunicazione con la natura dello stile di Göteborg dei Dark Tranquillity è aumentata; questi ultimi sono palesemente influenti sia per l'impostazione strutturale che per la metodologia di applicazione delle scelte ambientali dei pezzi ("Blood Prison") e non credo perciò sia un caso che per la realizzazione della copertina sia stato scelto il signor Niklas Sundin. Inoltre anche l'impronta personale dei Desecrate, seppur non ancora così distintiva, si è fatta più incisiva. Tutti questi fattori divengono la forza trainante di episodi che spaziano dall'affondare il colpo ("Fifteen Million Merits") al promuovere lo scenario compositivo più odierno dello stile ("Elements"), dal mettere in mostra le abilità tecniche ("Chaos And A Dancing Star") al concedersi alle melodie più orecchiabili e memorizzabili ("To The Hades And Back" e "The Grecian Urn"), dando a "Orpheus" una vera e consistente marcia in più.

Capitolo pippe mentali e "Nevermore", la traccia che mi ha affascinato di più: sarà che ascoltare continuamente musica di generi differenti ti porta talvolta a scovare, o a immaginare, strane associazioni all'interno di contesti in cui non te le aspetteresti o ne quali non dovresti trovarle, resta il fatto che più e più volte in certi suoi frangenti ho avuto la sensazione che venisse emanata un'aura rock capace di caratterizzarla maggiormente rispetto alle altre, sia di stampo gotico alla 69 Eyes che riconducibile al versante più pop, ricercato e oscuro dei Supergrass di "Mary".

I Desecrate sono riusciti in quello in cui tanti hanno fallito: comporre un ottimo disco di death metal melodico. Il genere sarà anche diventato stantio, apatico, inflazionato e sputtanato, c'è però chi possiede ancora la visione corretta di come queste sonorità tanto bistrattate possano regalare grandi emozioni, tant'è che mi sento tranquillamente di affermare che "Orpheus" è un'opera fuori dalla norma, è quell'album che i Dark Tranquillity, quelli che ci avevano incantato sino a "Damage Done", non sono più stati capaci di tirar fuori. Del resto se l'unica critica possibile da sollevare alla prestazione praticamente ideale di un quintetto effettivamente conscio di aver assimilato la lezione del passato in modo tutt'altro che scolastico fosse quella di un eccessivo déjà vu, allora potremmo anche evitare di comprare dischi usciti dopo una certa data. L'arte però non ha scadenze da rispettare e la differenza viene sempre fatta dalla passione e dalla perizia con le quali le si dà forma e ai genovesi non mancano di sicuro queste qualità.

"Orpheus" è frutto del lavoro di appassionati e si rivolge quindi solo agli appassionati? Probabilmente sì e se lo siete non potete, e non dovete, lasciarvi scappare l'occasione di ascoltarlo.