Gruppo: Dawn Of A Dark Age
Titolo: The Six Elements, Vol. 2 WATER
Anno: 2015
Provenienza: Italia
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST
  1. Intro / The Gates Of Hell (In The Deepest Dark Abyss)
  2. Otzuni (The Black City In Apulia)
  3. The Old Path Of Water (Where You Rot Slowly)
  4. The Verrin's Source (On MountField)
  5. Mouettes A Midi Sur La Mer Adriatique
  6. Outro N. 2
DURATA: 36:02
 

Il duo molisano composto da Vittorio Sabelli in arte Eurynomos e Burian sta facendo le cose davvero in grande col progetto Dawn Of A Dark Age: sei dischi della durata di trentasei minuti da rilasciare ciascuno a distanza di sei mesi dal precedente, per raccontare una vasta saga che si dipana attraverso sei elementi, fatta di black metal, sperimentazione e avanguardia. Oggi vi presento il secondo capitolo dedicato all'acqua e rilasciato ufficialmente il primo gennaio di quest'anno.

Per entrare nell'ottica complessiva dell'opera bisogna sapere che Eurynomos, la mente che si occupa della composizione e della registrazione di tutti gli strumenti (mentre Burian ha il compito di incidere le parti vocali), possiede una formazione legata all'orchestra sinfonica e al jazz, ragion per cui ha scelto di implementare questi ambiti all'interno di sonorità estreme classiche in un'ottica sperimentale. Così facendo ha addirittura inserito parti del poema sinfonico "La Mer" di Claude Debussy e assoli di viola scritti dal compositore Bèla Bartòk all'interno dei brani.

Il risultato è un album fluido ma coerente, organico e cristallino come l'elemento che rappresenta, che non si cristallizza mai, anzi al contrario si muove fra diversi stadi senza soluzione di continuità: le soluzioni jazzistiche più dissonanti e quasi cacofoniche ben si sposano con la verve del black metal, tuttavia quando pensiamo di poter fotografare l'istantanea musicale che stiamo ascoltando, ecco che appaiono sensazioni di stampo epic metal e sbilenche in stile Bathory nel finale di "Intro / The Gates Of Hell (In The Deepest Dark Abyss)", rimandi alla tradizione popolare in "Oztuni (The Black City In Apulia)", momenti acustici e un bizzarro incontro fra gli strumenti a fiato e i gabbiani nella folle "Mouettes A Midi Sur La Mer Adriatique" (come riportato da Eurynomos in una intervista).

Un contributo fondamentale è svolto da P-Kast con gli archi (viola e violino), che si fanno ora drammatici ora più stridenti e ostili, così come sono importanti anche i fiati (clarinetto e sax), mentre ho trovato non sempre azzeccato il growl profondo che Burian ha affiancato al classico scream, poiché un po' troppo monocorde e povero di sfumature in un contesto così cangiante e sfaccettato. C'è da dire però che al tempo stesso una scelta di questo genere non fa altro che aggiungere un tocco di eccentricità al tutto. Le stesse linee chitarristiche dal canto loro sono in grado di assecondare i cambi di umore, dai contesti più aggressivi a quelli più melodici e sghembi.

A differenza del primo capitolo, questo "WATER" calca decisamente la mano sul versante sperimentale, con successo, relegando il black metal a uno fra i tanti elementi chiamati in causa, mentre in "EARTH" rivestiva un ruolo decisamente centrale. Alla luce di ciò, risulta perciò impossibile prevedere le esatte coordinate che potrà assumere il futuro "FIRE", quindi non mi resta che attendere pochi mesi (fino al primo luglio) per scoprirlo. Nel frattempo, al di là delle preferenze individuali, consiglio un ascolto a queste sei ricche e interessanti tracce, sperando di avervi incuriosito abbastanza con le mie parole.