Gruppo: Vowels
Titolo: Seasonal Beast
Anno: 2014
Provenienza: Italia
Etichetta: Sun & Moon Records
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TRACKLIST
  1. Harvest
  2. Magnificat
  3. As Seasonal Beasts
  4. Here Comes San Zampanò
  5. Thiudareik
  6. Until Kingdoms Come
DURATA: 44:16
 

I Vowels si formano nel 2008 a Vicenza. La cronologia e la collocazione geografica di questo progetto sono importanti e vanno menzionate. La prima è rilevante ai fini di una descrizione del modo in cui suonano i Vowels oggi. La seconda è utile a comprendere le intenzioni che muovono il quartetto. Partiamo dal tempo: nel 2008 i Vowels suonavano black metal spurio e punk. A questo periodo risalgono alcuni EP e split. Nel 2011 pubblicano "Hooves, Leaves & The Death", l'EP che segna il passaggio dalla musica di genere alla musica di ricerca. Qui gli stilemi che appartenevano alla fase precedente del gruppo si trovano attenuati o addirittura dissolti. Compaiono strumenti acustici, arrangiamenti lontani dal metal nero, le voci si trasformano da urla in canti. Dell'anno successivo è il definitivo abbandono del grembo con "As December Nightingales", una breve prova di quattro tracce che però permette di intravedere cosa sta per nascere. Arrangiamenti complessi che comprendono sempre più strumenti acustici, ritmi lenti, armonizzazioni scure, forte propensione all'ambient, al riverbero.

Siamo ora nel 2014. Siamo a "Seasonal Beast". Concept album sull'uomo non moderno, sull'animalità che l'uomo nega a se stesso, persa nell'ultimo secolo, o forse ancora prima. La copertina è un volto antico, un umano ancora intimamente connesso al mondo vegetale e animale.

La musica è un complesso accordo di atmosfere e chiaroscuri, con alcuni contrasti netti a segnalare i momenti di maggiore drammaticità. Passiamo dall'idillio ambient acustico, fatto di chitarra, piano e trombe lontanissime di "Thiudareik" alla marcata ritmicità di "Magnificat", combinazione perfetta di pieni e vuoti, dalla simil-forma canzone di "As Seasonal Beasts" al dissolvimento della canzone in "Harvest", col suo piano solitario, liquido e fluttuante; dallo spessore dei fiati di "Here Comes San Zampanò" alla conclusiva e solenne progressione di "Until Kingdoms Come". Ottimo e coerente il legame tra strumenti acustici ed elettrici/elettronici, così come la partitura percussiva — votata alla ricerca del colore e del fraseggio più che alla tenuta ritmica — è perfettamente adatta alla tensione ambient e diluita dell'opera; anche le orchestrazioni ricche, mai eccessive, si alternano naturalmente a momenti solisti che permettono di percepire la qualità del suono del singolo strumento. Sta all'ascoltatore attento esplorare tutto questo e molto altro. "Seasonal Beast" segna una tappa decisiva del percorso dei Vowels, che si avvicinano così a musicisti del calibro di Daniel O'Sullivan (in Mothlite ma ancora meglio negli Aethenor), agli ultimi Ulver, quelli più settantiani e minimali (anche se con significative differenze), a certa darkwave (ma con caratteri acustici), a certo ambient (imbastardito con la tradizione folclorica).

Arriviamo quindi alla collocazione geografica. Vicenza, la provincia. L'ambiente è ostile, è smorto in ambito di ricerca musicale, e i pochi che portano avanti con coerenza percorsi non di genere sono separati da grandi distanze, faticano a entrare in contatto, a organizzarsi, a creare relazione tra di loro. I Vowels hanno ricavato il loro spazio personale di lavoro in questo contesto e solitari sono diventati un gruppo solido, musicalmente maturo, dagli intenti chiari: denunciare la modernità e le sue storture in prima battuta nel privato della terra in cui vivono, prima industrializzata fino al midollo, ora in fase di smantellamento da crisi economica (ma il cemento rimane dov'è); in secondo luogo e ancora più chiaramente sulla larga scala dell'uomo. Attraverso la loro splendida musica ci ricordano che perdere le proprie inclinazioni naturali, reprimerle o metterle all'indice, non può che portare a malattia e alienazione.

Siamo animali, nel fondo del nostro corpo.