Gruppo: Acelsia
Titolo:  Don't Go Where I Can't Follow
Anno: 2013
Provenienza:  Norvegia
Etichetta: Quietitude Productions
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TRACKLIST
  1. Roads
  2. Stiches
  3. Up On The Roof
  4. The Most Important Fight
  5. The Mender
  6. Blue Knell
  7. Haven
  8. Hold My Breath
  9. Before I Fall
  10. Another Day
  11. Left Alone
DURATA: 42:23
 

Sembra inutile da dire, ma c'è modo e modo di far pop, come del resto qualsiasi cosa. Sarà che le nostre classifiche ci hanno abituato malissimo, sarà che le nostre radio per il 90% hanno programmazioni che definire ridicole è quasi fare un complimento, sarà quel che volete, però alle volte basta davvero poco per poter apprezzare qualcosa che fuoriesca dal mondo metallico, nel quale onestamente mi piace vivere e in cui mi trovo benissimo.

Gli Acelsia — duo norvegese composto da Malene Markussen (voce) e Odd Henning Skyllingstad (chitarra, basso e percussioni), coadiuvati durante la registrazione dal batterista Bjørn Tore Erlandsen e dal tastierista Jørn Arild-Grefsrud (anche uomo dietro al mixer) — hanno rilasciato il primo disco intitolato "Don't Go Where I Can't Follow". Per quanto venga presentato in qualità di album hard-rock, non che sia assente all'interno, diciamo che la soluzione è piacevolmente diluita e si muove su un confine rock/pop labile, nel quale di frequente le due dimensioni non solo vengono a contatto, ma viaggiano letteralmente a braccetto.

La domanda che mi è sorta spontanea dopo un paio di ascolti del lavoro è stata questa: e se avessero osato di più? Gli scandinavi si presentano con una proposta che rimane costantemente in bilico, che si fa sicuramente apprezzare in più occasioni, con brani come "Roads", "Up On The Roof", il trio centrale in scaletta formato da "The Mender", "Blue Knell" e "Haven", "Before The Fall" e "Left Alone" che riescono a entrarti dentro, soprattutto grazie alla prestazione di Malene dietro al microfono che permette di guadagnare diversi punti sul campo. Sì, parliamoci chiaro, se le melodie dolciastre la fanno da padrone a più riprese, con maggior evidenza nei momenti più lenti e cullanti, l'ugola della giovane norvegese è la vera e propria ciliegina sulla torta. La cantante ricorda per più di un verso la nostra Elisa e possiede qualcosa in comune con Anneke e la O'Riordan (immaginatele molto più adolescenziali come approccio). Il fatto che in ambito di produzione si sia messa in risalto la sua prova, credo volutamente, rende "Don't Go Where I Can't Follow" alquanto avvezzo a offrirsi in pasto all'orecchio di una gamma ampia d'ascoltatori.

I pezzi possiedono delle strutture ben organizzate, elementari ma efficaci, ciò fa sì che il tempo trascorso in loro compagnia sia alquanto gradevole, anche se magari in un paio di circostanze gli Acelsia avrebbero potuto non limitarsi all'arpeggio o ad alimentare l'atmosfera dilatando le canzoni in modo da far divenire prominente la figura della Markussen, ripiegando invece sulla distorsione delle chitarre e puntando a uno sviluppo dell'assetto ritmico più pompato. Se il loro intento tuttavia fosse esclusivamente quello di tenere per mano l'ascoltatore e trattarlo con cura, ne potremmo far loro una colpa? A mio avviso no.

Tirando le somme, se la musica commercialmente appetibile che popola le nostre "orride" classifiche fosse piacevole almeno un decimo di quella contenuta in "Don't Go Where I Can't Follow", ci sarebbe da far festa, invece ancora una volta le lande nordiche c'impartiscono una severa lezione, ricordandoci quanto poco di salvabile ci sia nel nostro panorama discografico dalla cosiddetta alta fruibilità.