Gruppo: Adora Vivos
Titolo:  Toward The Empyrean
Anno: 2013
Provenienza:  U.S.A.
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST
  1. The Ruin Of Tranquillity
  2. These Dark Roads
  3. Acceptance And Negation
  4. And So Begins The Fall
  5. Toward The Empyrean
DURATA: 29:24
 

Dai freddi boschi del Minnesota accogliamo una nuova e promettentissima realtà: gli Adora Vivos, quartetto fresco fresco di formazione che dopo pochi mesi di esistenza è riuscito a confezionare un'uscita di tutto rispetto e di sicuro interesse. "Toward The Empyrean", EP (per ora) solamente digitale, viene diffuso capillarmente dalla band, da Bandcamp a Spotify, tentando di risaltare nel mare magnum delle uscite odierne grazie a cinque brani doom di matrice classica e moderna allo stesso tempo.

Se da queste poche parole vi sono balzati alla mente (gli ultim)i Woods Of Ypres non preoccupatevi: è così che deve essere. Fin dal nome scelto, titolo di un brano di "Woods 5: Grey Skies & Electric Light", la band attinge a piene mani dall'operato del gruppo del fu David Gold, trovando tuttavia un inquadramento personale e strutturalmente diverso rispetto ai WoY. I brani sono infatti dichiaratamente doom, quelli più veloci non arrivano mai al blast beat e si sente una certa propensione per la canzone "facile" nel senso migliore del termine. Le alternanze fra tre diverse voci, pulite e sporche, tra brani brevi e lunghi e con tanto di possibile singolo da cantare ("And So Begins The Fall", per quanto possa essere considerato tale un brano doom da cinque minuti abbondanti, sia chiaro; c'è però il ritornello, c'è l'assolone, c'è il cantato pulito, c'è il crescendo, c'è un po' tutto insomma) rendono "Toward The Empyrean" un lavoro di tutto rispetto, considerata soprattutto la già citata brevissima storia della band.

I cinque brani scorrono che è un piacere, i suoni sono ottimamente equalizzati in quanto a voci, basso e "riffoni" di chitarra che, soprattutto nella conclusiva titletrack, donano al lavoro un'atmosfera calda e avvolgente, accelerando al punto giusto e lasciandosi cullare dalle seconde voci; di quando in quando, anche un assolo di gusto interviene a conferire ulteriore varietà all'affresco generale. Tutto funziona in questo EP, e senza mai scadere nell'ultra-produzione, per quanto sia chiaro che la band ha speso più di un momento in cerca della giusta alchimia nei suoni.

Ecco una delle innumerevoli sfaccettature del doom in questa prima metà del 2013. Aspettiamo solo che qualcuno si decida a rendere i dovuti meriti a questo lavoro, liberandolo dalla segregazione digitale. Alla band: adesso vogliamo un album completo.