Gruppo: ?Alos
Titolo: Matrice
Anno: 2015
Provenienza: Italia
Etichetta: Cheap Satanism Records / Dischi Bervisti
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TRACKLIST
  1. Ecate
  2. Luce/Tenebre
  3. Ignis Red Elixer
  4. Matrice
  5. Hyle
DURATA: 39:45
 

Mi sono approcciato al progetto ?Alos con scetticismo e curiosità allo stesso tempo. Scetticismo perché la proposta non mi convinceva nelle sue forme estetiche volutamente esagerate e teatrali; curiosità perché la ragazza che si nasconde dietro lo pseudonimo è Stefania Pedretti, nota alla scena italiana per essere la metà, insieme a Bruno Dorella, della band noise rock OvO. Pubblicato da Cheap Satanism Records in collaborazione con Dischi Bervisti, il progetto arriva con "Matrice" al suo secondo capitolo e prosegue la discesa nel caos primigenio già iniziato con il predecessore "Era". La Pedretti — va detto — non deve essere una persona che si prende troppo sul serio se è arrivata a definire la propria proposta musicale quale queer-pagan-doom-avant-metal, ma al tempo stesso la formula aiuta a comprendere meglio il disagio che muove l'intera opera.

Musicalmente parlando, il disco consta di cinque tracce dall'inclinazione fortemente noise e rumoristica su cui si vanno a incastonare le urla, le litanie e le afonie della Signorina ?Alos, la quale traduce così in musica e canto l'anarchia emotiva e una sorta di femminismo arcaico che sono insite nel suo animo. La partenza è in sordina, "Ecate" si snoda attraverso una serie di arpeggi lievi e dissonanti sui quali Stefania inizia i suoi gorgoglii, fino all'esplosione finale in cui tutti gli elementi fondanti del progetto emergono con forza: distorsioni, grida stridule, riff apparentemente senza capo né coda. "Luce/Tenebre" è un brano più breve e organico, ed è dotato di un riff ben identificabile dalle reminiscenze stoner. In "Ignis Red Elixer" invece è l'elettronica a farla da padrone: la base industrial si ingrossa e si arricchisce di elementi a ogni minuto che passa e assume tinte ritualistiche, mentre su di essa ?Alos scandisce preghiere arcane.

Gli ultimi due pezzi che compongono il disco sono più ambiziosi e non solo per la durata praticamente doppia rispetto ai precedenti. In "Matrice" — a mio avviso il più riuscito e coerentemente scelto per dare il titolo all'opera — le basi elettroniche (anche grazie alla collaborazione dell'artista Necro Deathmort) si fanno più elaborate e pregnanti, l'atmosfera diventa greve, i riff di chitarra dilatati e distorti, e l'aggettivo doom si guadagna a pieno titolo la sua presenza all'interno della definizione datasi dall'artista: la violenza sonora raggiunge qui il suo apice. Nella conclusiva "Hyle" infine tornano a coesistere più elementi già incrociati durante il percorso: l'inizio e la fine sono un rito primordiale scandito dalle percussioni dell'artista impro Giovanni Todisco, nel mezzo esce per l'ultima volta il demone a creare l'ultimo insensato mosaico di rumori e gorgheggi vocali.

Signorina ?Alos ha definitivamente abbattuto le mie perplessità.