Gruppo: Obsidian Sea
Titolo: Dreams, Illusions, Obsessions
Anno: 2015
Provenienza: Bulgaria
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST
  1. The Trial Of Herostratus
  2. Confession
  3. Child In The Tower
  4. Mulkurul
  5. The Fatalist
  6. Somnambulism
DURATA: 40:26
 

Nel 2012 il nostro Mourning ci parlava di "Between Two Deserts", debutto degli Obsidian Sea che lasciava intravedere un buon potenziale nonostante fosse ancora immaturo. Sono passati tre anni e il gruppo bulgaro è tornato con un nuovo disco, questa volta senza affidarsi a mamma Solitude, preferendo camminare sulle proprie gambe con un'autoproduzione.

Iniziamo col dire che quello che un tempo era un duo oggi è diventato un trio: il basso è infatti passato dalle mani di Anton a quelle del nuovo acquisto Ivaylo. Non avendo avuto il piacere di ascoltare il primo album, non posso dire quanto questo cambio di formazione abbia influenzato il percorso della band. Le sei tracce che costituiscono questo lavoro mettono però in mostra una realtà che sa fare il proprio lavoro, certamente senza innovare ma riuscendo a risultare comunque interessante. La proposta prende ancora a piene mani da gente che ha fatto la storia del Doom Metal, a partire dai Black Sabbath, passando per Saint Vitus, Reverend Bizarre e non solo; sono tuttavia le diverse sfaccettature presentate dai vari brani a rendere il disco godibile. Ci sono pezzi dinamici — nei limiti del genere — come "The Trial Of Herostratus" e "The Fatalist" nei quali è la teatralità della voce di Anton a brillare, mentre altri sono caratterizzati da una vena psichedelica di fondo ("Somnambulism" e "Confession") e l'accoppiata centrale fa leva sulle atmosfere horror ricreate tramite l'aggiunta dell'organo elettrico.

Il tutto viene valorizzato da una prestazione assolutamente convincente dei componenti del gruppo, in particolare il basso e la chitarra offrono ottimi momenti: il primo sfrutta il suo suono profondo in "Confession" e in "Mulkurul", ma propone anche ottimi passaggi disseminati in tutto il disco; la seconda alterna riff elaborati ad altri più elementari, rendendo il suo stile variegato e mai eccessivamente scontato, però da il meglio di sé negli assoli ed è possibile rendersene conto già dalla prima traccia. Va dato merito anche alla voce, a cui abbiamo accennato in precedenza: la scelta di applicarle un leggero riverbero contribuisce a aumentare quell'alone di mistero che lo stile di Anton già di per sè riesce a emanare. Apprezzabile anche le prestazione alla batteria di Bozhidar, che svolge il proprio lavoro adattandosi ai vari contesti che si trova ad affrontare e riuscendo sempre a fornire una base solida senza strafare.

Il 2015 sta vedendo un numero non indifferente di uscite Doom di qualità, specialmente tra i nomi già affermati; "Dreams, Illusions, Obsessions" rappresenta invece il lato più underground del genere e lo fa con una prova più che buona, dimostrando che nel sottobosco ci sono ancora realtà che meritano attenzione.