Gruppo: High Power
Titolo: Les Violons De Satan
Anno: 1985
Provenienza: Francia
Etichetta: Sydney Productions
Contatti:

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TRACKLIST
  1. Avocat
  2. Sous L'Œil Du Cobra
  3. Le Dernier Assaut
  4. Rebelle
  5. Heavy Rock
  6. Par Le Sang Et L'Acier
  7. Les Violons De Satan
DURATA: 35:16
 

Oscurità, epica lentezza e sublimi composizioni chitarristiche: queste erano alcune delle peculiarità nella musica dei bordolesi High Power. Che la ricercata copertina di "Les Violons De Satan" sia stata il sinonimo di un progresso musicale? Vedremo nel corso del testo, di certo però è nota la mancanza di gruppi tanto coraggiosi nella — oh che bestemmia! — scena Heavy odierna, impegnata a ricreare atmosfere ormai passate, impossibili da carpire in un ambito datato 2015.

Il tema d'apertura porta a chiedersi se il gruppo francese abbia avuto un posto d'onore nella collezione dei Death Angel: il motivo lo ritroviamo nel loro storico debutto "The Ultra-Violence". Non credete che anche la scala alla base di "Les Violons De Satan" sia sospetta di essere diventata conosciuta? Molte formazioni gauloises si lasciarono soggiogare ben presto dai desideri espressi dalle case discografiche, componendo canzoni piene di armonie e in inglese, ma quanti gruppi Heavy francesi di fama internazionale sapreste citare su due piedi?

Gli High Power del 1985 hanno preferito incamminarsi verso le trame più ricercate, basandosi però sulle peculiarità onorate in passato dal pubblico. Il debutto era immensamente Heavy, anche "Les Violons De Satan" lo è, sembra però voler ogni tanto indossare una maschera progressiva con le sue esuberanti allusioni classico-sinfoniche e le strutture intricate. Gli esaltanti inni da pelle d'oca — una delle punte di diamante — sono restati: come non voler cantare a squarciagola in coro «Avocaaaat... Avocaaat!» oppure «Heavy Rock dans la ville... Heavy Rock!», pompandosi all'ascolto della possente e rumorosa batteria? L'oscurità era la carta vincente dei Bordolesi, carta giocata anche questa volta con ritmi grevi come quelli della strisciante "Le Dernier Assaut". Altro punto a favore sono le tracce lente: la loro essenza sdolcinata è mantenuta nel limite del decoro da un'eccelsa tecnica chitarristica, ostentata come la multicolore ruota di un pavone nella stagione degli amori. Tutto questo talento è sostenuto dal complesso e carismatico carattere vocale dello scomparso Daniel Malbos.

L'ultimo sforzo del quintetto è più grande di quanto si possa definire con le parole. La partenza dei due chitarristi sigillò la tomba degli High Power sul più bello, tuttavia forse questa fu una fortuna per il loro mito. I due dischi incisi sono — nonostante tanti punti in comune — diversi e singolari: l'energia di "High Power" si scontra su "Les Violons De Satan" con molte ottime idee piuttosto osé, sviluppate sapientemente ma dotate di potenziale non totalmente espresso. Il troppo stroppia dice l'adagio e magari la voglia di sperimentare sarebbe diventata incontrollabile... o ci avrebbe sorpreso?