Gruppo: Antagoniste
Titolo: The Myth Of Mankind
Anno: 2015
Provenienza: Francia
Etichetta: I, Voidhanger Records
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TRACKLIST
  1. The Rise Of The Lightbringer
  2. The Barren Lands
  3. The Demiurge
  4. The Fall Of Man
  5. The Ritual
  6. The Nihilist
  7. The Black Sun
  8. The Ubermensch
  9. The Wanderer
DURATA: 51:55
 

Il black metal sperimentale francese non è più una sorpresa da tempo, avendoci abituati a tortuose discese negli abissi dell'umanità e al sempre più conflittuale rapporto con la dimensione metafisica. Il giovane progetto Antagoniste (formato nel 2014) si inserisce in un discorso ormai consolidato e costantemente alla ricerca di interpretazioni capaci di trascendere la semplice contemporaneità per analizzare, appunto, il mito dell'umanità.

La grafica curata da Francesco Gemelli (artista già noto per il lavoro con molti altri musicisti, come Ecnephias e JANVS) ci trasporta immediatamente in un mondo a metà tra sapienza alchemica e trascendenza. Sia i titoli che i sottotitoli in francese contenuti nel libretto tratteggiano l'eterno dilemma dell'uomo alla ricerca della conoscenza, rappresentato dalla cacciata di Satana e dalla creazione di un mondo imperfetto (come visto in "The Demiurge"). Di nuovo il concetto di oltreuomo, la superazione del dualismo tra mondo terreno e aldilà, la creazione di nuovi valori in "The Ubermensch".

L'italiana I, Voidhanger Records ci ha presentato negli anni molte interessanti declinazioni del metal atmosferico (basti pensare a Mare Cognitum o Midnight Odyssey), Antagoniste è un nuovo nome che si aggiunge a questo filone musicale e filosofico. La lunga introduzione strumentale apre la strada alle lande desolate del black metal, che non resta però mai l'unico pilastro su cui si sostiene l'universo sonoro del disco. Ogni singolo brano possiede caratteristiche proprie, come nel caso di "The Barren Lands", che si muove tra Enslaved e suoni sporchi, la doomeggiante "The Black Sun" con il suo stile vocale quasi parlato (unico pezzo totalmente in francese), oppure la (forse troppo lunga) traccia finale "The Wanderer", che invece viaggia verso l'ignoto attraverso sonorità post-. In generale, la seconda metà del lavoro perde un po' del mordente che caratterizza la prima.

Esordio piuttosto positivo per il progetto francese, che probabilmente avrà bisogno di qualcosa di più per brillare di luce propria in futuro. Non siamo di fronte a una rivoluzione musicale, ma si tratta decisamente di un album che potrà piacere ai fan di questo filone.