Gruppo: Throneless
Titolo: Throneless
Anno: 2015
Provenienza: Svezia
Etichetta: Heavy Psych Sounds
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TRACKLIST
  1. Masters Of Nothing
  2. Cavedrones
  3. Thinning The Herd
  4. Reaching For The Dead
DURATA: 35:15
 

Qualche giorno fa mi sono occupata dei finnici Owler, oggi invece mi sposto di qualche centinaia di chilometri e mi ritrovo nella cittadina svedese di Malmö, la quale ha dato i natali sia a Ibrahimović che ai Throneless. Spero di non deludere nessuno dicendo che in questa sede lasceremo da parte il primo per concentrarci sui secondi.

L'oscuro disco eponimo del trio svedese ha visto la luce lo scorso ottobre e costituisce il debutto in campo doom-sludge. Tra le influenze citate figurano Yob e i nostrani Ufomammut, il che già faceva presagire mazzate prima ancora di inserirlo nel lettore.

Quattro tracce, tutte rigorosamente di durata superiore agli otto minuti. Pur essendo una fan di questo granitico e lento muro di suono che ti arriva in faccia, facendoti allo stesso tempo tanto male e tanto bene, ammetto che non sempre mi viene facile ascoltarlo, concentrandomi solo e unicamente su di esso (escluse le situazioni dal vivo, chiaramente): spesso sento la necessità di mettermi a fare qualcosa nel frattempo. Devo dire, invece, che il doom scelto dagli Svedesi è ignorante, sì, ma non per questo grezzo e/o poco complesso e ciò si intuisce già dal primo brano, "Masters Of Nothing", in cui forse l'unica cosa che mi fa un po' storcere il naso è la voce leggermente dissonante, anche se magari è una cosa voluta e per questo motivo la lascio passare. In ogni caso, la voce sparisce praticamente in tutta la parte centrale del pezzo, lasciando ampio margine d'azione a un tripudio di piatti (giustamente, siamo sotto le feste) e a chitarre che passano da riff pesanti a effetti in riverbero in stile stoner.

Cambi repentini di ritmo, bel lavoro di batteria e scapocciamenti anche nella successiva "Cavedrones", mentre una volta approdati a "Thinning The Herd" ci si convince di aver compreso in toto l'antifona, giusto in tempo per essere smentiti dalla traccia di chiusura "Reaching For The Dead": bell'arpeggio fuzz come intro e, in generale, andamento piuttosto melodico rispetto a quanto sentito finora, sia dal punto di vista vocale che strumentale. Probabilmente la più riuscita e articolata di "Throneless".

Un debutto assolutamente degno di nota che farà drizzare le orecchie e scattare sull'attenti gli appassionati del genere e che, personalmente, mi costringe a ripetere che quattro tracce, quando sono ben composte e ben eseguite, non bastano. We want more.