Gruppo: Goatpsalm
Titolo: Downstream
Anno: 2016
Provenienza: Russia
Etichetta: Aesthetic Death
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TRACKLIST
  1. Grey Rocks
  2. Flowers Of The Underworld
  3. White Sea
  4. Orphan
  5. Of Bone And Sinew
  6. The Waylayer (A Great Spring Hunger)
  7. Downstream
DURATA: 58:26
 

I Goatpsalm sono una malattia. Il progetto fondato nel 2009 dal trio composto da Morkh (Sickrites, Ptomayne Ext e Izakaron), Horth (Karna) e Sadist (Misanthropic Art, Baal Zebuth, Christinvertion, Cyber Baphomet, Deathmoor e SS-18) è oggi divenuto un quartetto con l'aggiunta di un altro personaggio particolare e noto ad Aristocrazia: Vaarwel, la mente dei Frozen Ocean.

La creatura in questione è particolare, come le influenze riscontrabili nel disco, che include Doom Metal di stampo funereo, Black e Dark Metal, Industrial, Dark Ambient e divagazioni folcloristiche, tanto da poter coinvolgere nello stesso girone infernale Unholy, Archon Satani, Negură Bunget, Abruptum, Evoken e Beherit (quelli più acidi e sperimentali, legati a uscite come "H418ov21.C" ed "Electric Doom Synthesis").

L'immaginario fornito dal terzo album "Downstream" è spettrale e diabolico, privo di chiare emanazioni. L'incedere allentato e sprofondante che lo caratterizza va ad assemblare una sorta di gabbia, all'interno della quale la mente ruota costantemente, non riuscendo a uscirne. Né le melodie né l'aggiunta in corsa di elementi extra-metal (campane e flauto d'argilla, scacciapensieri e sanshin) o l'estensione ottimamente apportata dai sintetizzatori le vengono in soccorso: al contrario, la ancorano maggiormente a una forma di oblio che inesorabile le scava la fossa. Il perfetto connubio di tutto ciò viene espresso in maniera particolarmente incisiva in un pezzo come "Flowers Of The Underworld".

I suoni marittimi — l'infrangersi delle onde e il verso dei gabbiani — che appaiono nell'angosciante e in buona parte acustica "White Sea", la malvagia stretta alla gola apportata dalla pressione litanica e lacerante di "Of Bone And Sinew", la sensazione di vagare disorientati in una fitta e infinita foresta, sentendosi il fiato sul collo in preda all'ossessione di essere improvvisamente attaccati, che sfocia in "The Waylayer (A Great Spring Hunger)", il rotolare rovinoso alimentato da scie sonore drone e l'opprimente conclusione dai toni luttuosi di "Downstream" sembrano essere gli elementi preposti a lanciare una maledizione. Un anatema che imprigiona in una terra di nessuno, una dimensione in cui parole come «speranza» e «futuro» non hanno né significato né diritto di esistere, nella quale ogni cosa è destinata ad appassire e divenire un frammento d'essa.

L'ascolto di quanto realizzato dai Goatpsalm è tutt'altro che semplice da affrontare ed è adatto di sicuro a coloro i quali amano collocare il proprio io all'interno di ambientazioni inquietanti o usufruire di oscure visioni sciamaniche. Non lo sconsiglio però a priori ai non avvezzi ad avventurarsi per tali perigliosi sentieri: incrociare "Downstream" potrebbe aprire le porte di un mondo sconosciuto e malauguratamente invitante, un mondo del quale potrebbero anche non riuscire più a fare a meno.