Gruppo: Buried Side
Titolo: Heading To The Light
Anno: 2016
Provenienza: Svizzera
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST
  1. The Great March
  2. The Elevation
  3. Ways Of Transfiguration
  4. The Judgement
  5. The Divine Traveler
  6. Out Of Times
  7. Son Of Chaos
  8. Burning Star
  9. The Quiet River
  10. Towards Infinity
DURATA: 35:35
 

Vi capita mai di avere mal di testa dopo aver ascoltato un disco? Di non avere idea se elogiarlo o lanciarlo dalla finestra? Al sottoscritto è capitato con "Heading To The Light" degli svizzeri Buried Side. Il quintetto di Neuchâtel suona un deathcore progressivo mischiato con il djent: detta così è già tutto un programma e non sai cosa aspettarti, forse Carnifex vs Fallujah vs Meshuggah vs Textures? Tutt'altro...

La formazione è tecnicamente preparata, la prestazione dei chitarristi Gaetan Tellenbach e Quentin Seewer muta costantemente i toni, serrando i ranghi per poi aprirsi all'ingresso di soluzioni melodiche e a dir poco sdolcinate, discretamente elaborate e a volte ricollegabili ai neoclassicismi esposti da Romeo nei Symphony X o dal folletto Malmsteen. Purtroppo per loro, eccedono nella ripetizione dello schema che prevede riff veloci, breakdown, pausa dedita al romanticismo, all'intarsio arabesco o addirittura alla sola piega atmosferica che azzera la pressione delle asce, proseguendo per un sentiero stratificato di malinconia statica ("Out Of Times") e rendendo così l'album tutt'altro che interessante.

Ripetitività, poca lucidità, se volete chiamatela noia: la sensazione di tedio persiste costantemente, vuoi per la prestazione vocale urlata, suinata e growlata ma che non arriva da nessuna parte di Ian Girod, vuoi per la pochezza di una composizione che non accenna a fuoriuscire dal proprio orticello, limitandosi a impastare e re-impastare le proprie varie parti nel tentativo di animarsi (nemmeno l'inserimento di campionamenti fa la differenza). Il momento in cui il batterista Baptiste Maier si decide a picchiare con insistenza in "Burning Star" diviene perciò davvero piacevole, come a volermi svegliare dal torpore che sino a quell'attimo mi aveva accolto. Eppure l'incontro con il singolo "Ways Of Transfiguration" non aveva lasciato ricordi così negativi e impietosi, tuttavia anch'esso — ingurgitato dal contesto — risulta essere meno gradevole di quanto ricordassi.

Ho faticato moltissimo per arrivare in fondo a "Heading To The Light" e mi è toccato interrompere in più occasioni l'ascolto, perché non sono mai riuscito a digerirlo integralmente. Questo disco troverà sicuramente un proprio pubblico, del quale ovviamente non faccio parte, di conseguenza è relegato esclusivamente all'orecchio di chi si ciba abitualmente di uscite similari.