Gruppo: Hipoxia
Titolo: Si Devs Esset Occidendvs Erit -Monvmentvm Ab Khaos I-
Anno: 2016
Provenienza: Spagna
Etichetta: American Line Productions
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TRACKLIST
  1. Nothing
  2. Oblivion
  3. New Aeon Of Destruction
DURATA: 45:37
 

Per «ipossia» si intende una carenza di ossigeno che va a intaccare principalmente i tessuti nervosi, con conseguenze che si manifestano in una errata percezione sensoriale che può colpire la vista, la sensazione di caldo e freddo e molto altro. Questa descrizione potrebbe benissimo essere applicata anche a una band di Madrid che prende il proprio nome proprio da tale condizione patologica.

La musica suonata dagli Hipoxia è infatti soffocante e non potrebbe essere altrimenti, date le sonorità a cui si ispirano: trattasi di una creatura che abbraccia morbosamente i versanti più estremi del Doom Metal, tirando in ballo la follia dei Khanate, le atmosfere cavernose degli Evoken, un ulteriore tocco malsano vagamente à la Drug Honkey e una enorme massa di distorsioni e feedback che travolgono in continuazione l'ascoltatore. Sludge e Drone si incontrano nei tre quarti d'ora di questo lavoro e creano una sorta di rituale disturbato fatto di percussioni dai ritmi quasi tribali, una teatralità vocale che decanta liriche alquanto annichilenti e muri sonori insormontabili.

I due colossi che costituiscono la maggior parte del disco sono in lenta ma costante evoluzione, basti pensare alle accelerazioni che aprono e chiudono "Oblivion", intervallate da una lunga sezione centrale che si rende prima fangosa, poi lugubre e atmosferica; in modo diverso, "Nothing" rimane costantemente su tempi più lenti, tuttavia anch'essa si prende la libertà di esplorare l'universo Doom, arrivando a sfiorare l'ibrido con il Death. Gli Hipoxia si muovono in diversi territori e lo fanno con coscienza, riescono con successo a prendere spunto da realtà anche abbastanza diverse fra loro per plasmare la propria creazione personale; ciò è dimostrato dal fatto che l'album può — e a mio modesto parere deve — essere considerato come un'unica lunga traccia e funziona comunque senza alcun problema, nonostante i vari cambi di generi e dinamiche.

Le sei corde si rendono assolute protagoniste con arpeggi macabri, riff spaccaossa e un rumorismo in sottofondo pressoché onnipresente; tuttavia è innegabile che anche l'apporto vocale tra pulito e scream di E, con il supporto di Carles Jimenez nel brano conclusivo, sia fondamentale per trasmettere le sensazioni disturbate che pervadono l'intero disco. Questo elemento in realtà potrebbe essere reso ulteriormente folle, sfruttando maggiormente l'effettistica, un po' come fanno i già citati Drug Honkey ma senza per forza arrivare ai loro livelli. La prestazione è già comunque più che buona per tutti i componenti, compresa la sezione ritmica che nei passaggi meno estremi contribuisce a donare un tono ritualistico alla musica.

Un secondo album assolutamente sopra la sufficienza per gli Hipoxia, che sicuramente verrà apprezzato dai fan delle varianti più distruttive del Doom Metal. La semplicità del libretto completamente nero con testi in bianco e la copertina che pare mostrare una chiesa in condizioni pietose fanno chiaramente intendere cosa aspettarvi: il Nulla e il Caos allo stesso tempo.