Gruppo: Mountain
Titolo: Evolve
Anno: 2016
Provenienza: Austria
Etichetta: Shunu Records
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TRACKLIST
  1. Hawking
  2. Stugor
  3. Verminest
  4. Deeds, Grammar And What You Make Of It
  5. Ahram
  6. Savage Landor
  7. Mondo Kane
DURATA: 43:00
 

Prima ancora di inserire "Evolve" nel lettore, la cosa che mi ha colpito immediatamente di questo disco di debutto degli austriaci Mountain è stata la grafica: il tratto è delicato, i colori leggeri e allo stesso tempo intensi, i disegni eloquenti e inquietanti. Il protagonista della copertina è un uomo a metà, nel quale coesistono un nucleo naturale derivato dalla Madre Terra e uno artificiale fatto di viti, bulloni e ingranaggi. La tecnologia sta lentamente prendendo il sopravvento su Madre Natura, ma questo dove ci porterà? Gli scenari del libretto, fatti di monitor abbandonati nella foresta e grossi volatili che si librano su un cumulo di rifiuti metallici con un cielo rosso a fare da sfondo, appaiono familiari e disturbanti.

Anche la musica che si accosta a questi contesti post-apocalittici (ma non troppo) è di pregevole fattura. Sette tracce strumentali dal sapore post-rock sperimentale inaugurate da "Hawking", che sembra quasi fare eco alla duplice tematica natura-tecnologia, mescolando suoni puliti e rilassanti ad altri più grezzi, duri e distorti. Queste due sonorità si alternano, si sovrappongono, si fondono e cercano di sovrastarsi per tutti gli otto minuti — circa — del brano. In "Stugor" e "Verminest" scopriamo una certa componente più atmosferica, nutrita anche dalle tastiere che fanno capolino qua e là, mentre a mantenere viva l'attenzione dell'ascoltatore in "Deeds, Grammar And What You Make Of It" sono le continue stoppate e i cambi di tempo e di groove con contaminazioni progressive.

L'intro di "Ahram" non disdegna infiltrazioni doom piuttosto evidenti, seguite immediatamente da una sequenza di accordi che mi è così congeniale da fare in modo che il brano si becchi il titolo di «Personal favourite». In chiusura abbiamo un inaspettato blast beat contornato da tastiere e suoni onirici, che improvvisamente si interrompono per dare spazio al pezzo numero sei, "Savage Landor". L'intro qui è "I Don't Want To Set The World On Fire" dei The Ink Spots, che improvvisamente si dissolve in un una claustrofobica e sinistra atmosfera che fa da contorno a "Dying Speech Of An Old Philosopher" di Walter Savage Landor:

«I strove with none, for none was worth my strife:
Nature I loved, and, next to Nature, Art:
I warm'd both hands before the fire of Life;
It sinks; and I am ready to depart
»

Premesse solenni per quello che si rivela un brano da cui sembra trapelare una calma iniziale che è solo apparente e che nasconde, in verità, ansie e paure. Ecco, però, che un'altra lunga citazione interviene a dispensare verità e diffondere speranza, stavolta con le parole del poeta irlandese Séamus Heaney e della sua "The Cure Of Troy":

«Human beings suffer
They torture one another
They get hurt and get hard

No poem or play or song
Can fully right a wrong
Inflicted and endured

History says, don't hope
On this side of the grave

But then, once in a lifetime
The longed-for tidal wave
Of justice can rise up
And hope and history rhyme

So hope for a great sea-change
On the far side of revenge

Believe that further shore
Is reachable from here

Believe in miracle
And cures and healing wells

Call miracle self-healing:
The utter, self-revealing
Double-take of feeling

If there's fire on the mountain
Or lightning and storm
And a god speaks from the sky

That means someone is hearing
The outcry and the birth-cry
Of new life at its term»

Parole di conforto che accompagnano un cambiamento graduale anche nei suoni in sottofondo, i quali mettono da parte l'inquietudine in favore di toni più dolci. "Evolve" è chiuso dal settimo brano, "Mondo Kane", che a dispetto del titolo prosegue sulla stessa linea lenta e rilassata del suo predecessore.

Il disco è un vero e proprio viaggio attraverso la modernità, fatta di brutture e stupri a danno della Natura, ma anche di speranza nel cambiamento e comunione col mondo. L'ultima pagina del libretto mostra un orso e un uomo, dalla cui testa escono rami e foglie, osservare il sole insieme dalla cima di una montagna, ed è con lo stesso ottimismo che voglio augurare ai Mountain di proseguire sulla strada già intrapresa.