Gruppo: A.M.B.S. (A Monumental Black Statue)
Titolo: Alcoholic Tyrants
Anno: 2013
Provenienza: Italia
Etichetta: Black Shirts Records
Contatti:

Facebook  Myspace

 
TRACKLIST
  1. Il Passo Dell'Oca
  2. October Alcoholism
  3. May The Gods Help Us To Decimate Your Race!
  4. Bad Mongo [cover Turbonegro]
DURATA: 26:08
 

A distanza di poco dall'uscita di "L'Ultimo Sogno" (a breve ne potrete leggere la recensione su Aristocrazia Webzine), secondo album per gli A.M.B.S., esce questo ep dal titolo di "Alcoholic Tyrants" edito dalla Black Shirts Records, che a detta del gruppo racchiude il materiale più malato e delirante finora prodotto. Ovviamente chi segue la nostra testata saprà che gli umbri in questione sono dediti a un Black Metal oltranzista che abbraccia simbologie NSBM e che quindi si specchia in sonorità e ideologie intransigenti ed estreme (leggete la nostra opinione in merito al precedente "Aere Perennivs"), come mostrato nell'iniziale "Il Passo Dell'Oca", passo marziale utilizzato da vari eserciti tra cui la Wehrmacht.

Il ritmo del brano passa da fasi riflessive arpeggiate sospese con accenni di dissonanza sottostante a blast beat furiosi, fieri e abrasivi molto darkthroniani, attraverso la fierezza di certi Satyricon epoca "Rebel Extravaganza", per poi sfociare in riff epici dove si evidenziano venature folk, su cui Der Heilige può sfogare la personale disillusione e rabbia, stato principale su cui verte la follia creatrice di questo lavoro: «sono un pazzo, un pazzo di brutto! Sono la mia Patria!». Molto suggestivo risulta l'arrangiamento sul finale di pezzo in cui alcune galline sono state campionate, riversando concettualmente l'alienazione e la depravazione verso quelle pseudo forme umane che vagano libere di procacciarsi granaglie.

Il riffing diviene ancor più battagliero con la seguente "October Alcoholism", nella quale si manifestano certe influenze post Black Metal negli arrangiamenti, come se si fondessero virtualmente alcune note norvegesi ai Glorior Belli, date le reminiscenze blues nere evidenziate anche nello stacco di basso, mentre la voce roca e marcia incarna quegli artisti maledetti che si incontrano in locali sperduti ai crocicchi delle strade. Un assalto frontale va poi a chiudere il cerchio di uno stato di agitazione e disgusto di cui è zeppo ogni secondo di "Alcoholic Tyrants"; alcool che sicuramente trova in questa sede la giusta collocazione, rendendo la fisionomia dell'alterazione e della voglia di bere direttamente dal Kantharos, ovvero la coppa di Dionisio di Xyx e D.H., per uscire dalla dimensione terrena e trasmigrare nell'Olimpo.

Ovviamente determinati riferimenti old school e le venature più Crust si ritrovano accennate nel lavoro compositivo degli A.M.B.S., mentre gli ultimi due pezzi sono l'ennesima conferma di come la dissacrazione e la ribellione fusa al cattivo gusto siano le armi principali con cui vomitare il proprio odio verso istituzioni, vicini di casa, lavoratori, massaie o quant'altro, poco importa. Un titolo come "May The Gods Help Us To Decimate Your Race!" lo manifesta più che chiaramente. Gli A.M.B.S. non vogliono piacere, si beano della propria agonizzante posizione, si crogiolano nell'osservare lo stato larvale in cui l'uomo sociale sguazza e si riproduce, si rivestono di una pellicola di brutture e volutamente cercano il ribrezzo provocatorio e incondizionato, rigettando quel disgusto e rendendolo come moneta sonante a chi quel rifiuto putrescente lo crea, nell'illusione di status o come indice di progresso. E la cover dei Turbonegro, band che di tale operazioni è stata maestra, rafforza questo concetto.

Gli A Monumental Black Statue divengono una sorta di ritratto di Dorian Gray, incarnando i vizi e le paure, gli stati e le pulsioni, le violenze e le irrequietezze di questa Età del Ferro. Si fermano a guardare dal pianerottolo di casa verso il cortile e affrescano la decadenza di tutto ciò tramite il delirio della propria mente e della propria pelle.

Come già detto, gli A.M.B.S. sono tiranni brutti, cattivi, pestano duro e puzzano.