Gruppo: Lord Agheros
Titolo: Nothing At All
Anno: 2016
Provenienza: Italia
Etichetta: My Kingdom Music
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TRACKLIST
  1. The Last Memories
  2. Lake Water
  3. Manking Arise
  4. No More Rules
  5. Life And Death
  6. The Day To Die
  7. On The Shore
  8. Idiocracy
  9. What We Deserv
  10. Final Thoughts
  11. Nothing At All
DURATA: 38:57
 

L'ultima proposta di Gerassimos Evangelou, in arte Lord Agheros, ovvero la mente compositiva e il solo musicista del progetto omonimo, si intitola "Nothing At All" ed è — nei suoi quasi quaranta minuti e con le sue undici tracce — un lavoro complessivamente impressionante ed emozionante. Esso fonde in un amalgama molto affascinante il meglio delle atmosfere più Black Metal talvolta con le movenze più lente e incisive del Doom e in altri momenti con scelte stilistiche piuttosto vicine al Death, sfociando e definendo una versione molto personale di quello che potrebbe normalmente identificarsi come Post-Metal.

Questo superamento dei confini del singolo genere si avverte sin dal primissimo momento, con la traccia di apertura "The Last Memories", che introduce l'ascoltatore in un ambiente cupo e disperato senza torturare gli strumenti; un pianoforte romantico e melodioso ci fa gentilmente strada, dissipando le nebbie dell'incertezza e — accompagnato da una serie di rumori di sottofondo di fogli di carta strappati — ci conduce alla successiva "Lake Water", nella quale l'atmosfera cupa persiste, ancora segnata da un arrangiamento di piano dolce e malinconico. La combinazione perfetta di queste sensazioni con le ritmiche down-tempo del Doom, coadiuvate anche da chitarre distorte che restano marginali nel missaggio finale, dipinge uno scenario del quale è difficile non innamorarsi, anche e soprattutto grazie alla performance vocale eterea e a tratti tagliente di Federica "Lenore" Catalano, in alcuni frangenti armonizzata sapientemente dallo stesso Evangelou.

La terza traccia "Mankind Arise" è una breve strumentale nella quale cori imponenti vengono accompagnati da ritmiche distorte più movimentate, mentre la successiva "No More Rules", dopo un inizio in acustico, trova una soluzione alternativa rispetto alla precedente, sorretta da un impianto orchestrale non indifferente che risente sia dell'influenza della composizione sinfonica classica che di quella riconducibile al relativo sottogenere metal. Cavalcando quest'ondata di maggiore violenza sonora, troviamo "Life And Death", che — pur essendo caratterizzata da un riffing che fa ampiamente uso del palm-muting e dello staccato — si mantiene comunque delicata, nonostante si avvicini per arrangiamenti al Death Metal. Questa stessa commistione tra sonorità distorte e arrangiamenti di tastiere decisamente Dark Ambient la fa da padrona tanto in "The Day To Die" quanto nella decisamente più spinta "Idiocracy".

Nella parte finale dell'album troviamo "On The Shore", dai toni molto più romantici e malinconici (enfatizzati anche dai rumori di tuoni e pioggia che stanno sullo sfondo della prima parte del brano) , che ritorna assieme a "What We Deserve", "Final Thoughts" e alla conclusiva "Nothing At All" alle sonorità più melodiose e classiche del disco, regalando al lavoro un finale calmo e armonioso, senza apparentemente creare alcuna soluzione di continuità con il resto delle atmosfere sonore e tematiche.

In definitiva, questo "Nothing At All" non è propriamente un disco semplice, non è un ascolto che si può consigliare a tutti a cuor leggero. Si tratta di un lavoro complesso, riflessivo, introverso e pieno di sentimento, che porta con sé un carico non indifferente di significati e di messaggi, probabilmente non discernibili e apprezzabili da chiunque. Personalmente ritengo che sia davvero molto bello, mi ha colpito nel profondo, quindi se vi ritenete pronti ad aprire la vostra anima a questo fiume di emozioni, sappiate che ne resterete incantevolmente e piacevolmente travolti.