Gruppo: Grotesque Ceremonium
Titolo: Demonic Inquisition
Anno: 2016
Provenienza: Turchia
Etichetta: Satanath Records / More Hate Productions
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TRACKLIST
  1. Defiled Spirits Of Unholy Torments
  2. Demonic Inquisition
  3. Burned At The Stake
  4. Malefizhaus & Hexengefangnis
  5. Barbaric Apostasy
  6. Agonized Screams Of The Damned
  7. In The Cauldrons Of Hell
  8. Crushing Morbid Death
  9. Profanation [cover Incantation]
DURATA: 42:18
 

Batu Çetin, musicista turco e unico componente che si cela dietro Grotesque Ceremonium, non fa certo mistero della musica che intende presentare al pubblico. Vi basterà notare come ha chiamato il suo progetto, vi basterà guardare la copertina in bianco e nero che rappresenta Gesù arso al rogo da una folla scheletrica, vi basterà leggere la scaletta dove troverete titoli come "Defiled Spirits Of Unholy Torments", "Crushing Morbid Death" e una cover di "Profanation" degli Incantation, per aver chiaro sin dal primo sguardo con cosa abbiamo a che fare.

Difficile essere più prosaici di così quando si suona death metal cavernoso. I brani che compongono "Demonic Inquisition" emanano un'aria stantìa, che non di rado sfocia in territori doom, mentre un growl che viene da qualche profondità catacombale si erge su una sequela di riff votati alla distruzione, non facendosi problemi ad aumentare il passo. Uno dei grandi pregi di questo album sono proprio le parti di chitarra: malgrado ci sia da ammettere una certa rigidità compositiva nella ripetizione delle strutture, Grotesque Ceremonium sa come sparare sull'ascoltatore riff orecchiabili e spaccaossa allo stesso tempo; così facendo, l'attesa che la traccia arrivi a quel suo tema principale che vi rimarrà in testa per un po' diventa nel giro di pochi brani l'attrazione di questo lavoro.

La parte di "Demonic Inquisition" che mi ha lasciato più dubbi è la drum machine: mentre nel resto delle performance strumentali il musicista turco riesce a soddisfare, qui purtroppo le ritmiche risultano piatte, un po' stereotipate e finiscono per smorzare le sezioni più veloci. La già citata cover di "Profanation" (da "Onward To Golgotha") rende invece giustizia all'originale, da cui però non si discosta affatto, e l'evidente affinità stilistica fa sì che non stoni in mezzo alle altre tracce.

"Demonic Inquisition" è un disco adatto per chi ama intossicarsi con le putride esalazioni del death metal sgraziato. Se si riesce a passare oltre gli evidenti problemi di cui sopra, si potrà godere di un lavoro divertente senza troppe pretese, suonato con in mente solo la devozione verso il metal estremo.