Gruppo: Nine Million Witches
Titolo: The Rapture
Anno: 2016
Provenienza: Francia
Etichetta: TFT Label / Dirty Motel Records
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TRACKLIST
  1. How Long?
  2. The Rapture
  3. Drop Ur Gun
  4. Monster
  5. A Wicked Game
  6. Ready For The Night
  7. Soon! They're Coming!
  8. Glass Tears
DURATA: 31:36
 

Labbra rosse su sfondo nero e un font elegante scelto per il titolo del disco e il nome dei suoi autori: "The Rapture" dei francesi Nine Million Witches (o 9MW) si presenta accattivante già dal punto di vista grafico. Se me lo fossi trovato davanti in un negozio di dischi, probabilmente avrei pensato che si trattasse di un lavoro pop-rock di matrice alternativa, e in effetti ci sarei andata vicino, visto che i nostri tre giovani di belle speranze si definiscono «fuzzy rock-fat blues-stoner pop». Ecco, già l'idea di uno «stoner pop» da sola vale l'ascolto dell'album, per quanto mi riguarda.

Le otto tracce sono ben farcite di effetti e sintetizzatori, già a partire dalla numero uno, "How Long?". In effetti la componente stoner c'è ed è anche piuttosto evidente; il blues lo troviamo soprattutto negli assoli e nelle sequenze di accordi; l'effettistica dà al sound generale un che di sognante, il quale mi fa immaginare i musicisti vestiti con pantaloni a zampa e occhiali da sole con le lenti tonde. I 9MW citano i i Black Keys fra le influenze, oltre a Queens Of The Stone Age e i più recenti Them Crooked Vultures. Già nel secondo brano "The Rapture" i ritmi si velocizzano, le tastiere aprono le danze e la mia mente torna all'esibizione dei finlandesi Jess And The Ancient Ones in occasione dello scorso Tuska Festival: se le due band hanno qualcosa in comune, è sicuramente il ritmo travolgente che mi fa compostamente ballare sulla sedia e scuotere la testa. Siamo solo al secondo pezzo e le premesse sono davvero buone.

"Drop Ur Gun" è il brano più lungo del disco (4'52"), il successivo "Monster" il più breve (2'23") ed è anche quello che vedrei più adatto a un'eventuale messa in onda radiofonica, per via della sua natura più alternative rock e, quindi, masticabile e assimilabile anche da chi generalmente non va a cercarsi appositamente band nascoste nei più profondi anfratti dell'internetto per ampliare le proprie conoscenze. Proseguiamo con un gusto vagamente rétro in "A Wicked Game", in "Ready For The Night" invece avverto una componente quasi elettronica; la voce sembra più di una volta dotata quasi di un volume proprio, come se fosse tridimensionale, perché tutti i componenti della band danno il proprio contributo con cori di accompagnamento armonizzati o anche all'unisono, facendoci così percepire un certo spessore nel suono. Sono di nuovo i cori, stavolta quelli iniziali, a restare principalmente impressi in "Soon! They're Coming!", prima del gran finale con "Glass Tears". Se il lato stoner ― pur sempre stoner-pop e non stoner come siamo abituati a pensarlo, va ricordato ― della band era rimasto vagamente eclissato nei brani precedenti, favorendo di più i sintetizzatori e l'effettistica, nel pezzo finale è possibile sentirlo emergere un po' timidamente dagli accordi della chitarra.

"The Rapture" non è un lavoro facile da infilare in un genere solo, così come non mi è stato facile cercare di estrapolare di volta in volta le esperienze musicali che rendono ogni brano simile, eppure diverso dagli altri. La caratteristica dominante è sicuramente il modo — assai ben studiato — di far emergere la voce (o meglio le voci), creando un muro sonoro che letteralmente avvolge l'ascoltatore. La batteria fa lo stesso, non passando mai in secondo piano e allo stesso tempo assecondando il lavoro vocale, mentre chitarra, tastiere ed effetti trascinano il tutto. Mi viene da dire che si tratti di un disco studiato e composto con attenzione, e adesso che è terminato vedo la stessa immagine di prima, ovvero gente con occhiali da sole tondi e pantaloni a zampa, solo che stavolta fluttuano e suonano nell'universo.

La prima volta che ho ascoltato "The Rapture" l'ho trovato carino, mentre adesso sono stata anche io rapita dalla psichedelia e mi è piaciuto, quindi penso proprio che me lo riascolterò una terza volta. Vi suggerisco di fare lo stesso, qualora doveste essere in cerca di trip musicali con uno scopo diverso dallo sprofondamento nel doom più oscuro.