Gruppo: Vanad Varjud
Titolo: Dismal Grandeur In Nocturnal Aura
Anno: 2016
Provenienza: Estonia
Etichetta: Symbol Of Domination Productions / Arcana Noctis / Hexenreich Records
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TRACKLIST
  1. Tume Kamber
  2. Winter's Dawn
  3. Dismal Dusk
  4. Gloomy Sunday
DURATA: 49:27
 

I Vanad Varjud entrano nel panorama musicale per la seconda volta nel 2016, con un disco che trasuda Black Metal in maniera smodata fin dal titolo e dalla copertina. Il trio estone cerca di donare una personalità al proprio disco, ma i risultati non sono pienamente convincenti.

I quattro lunghi brani che compongono "Dismal Grandeur In Nocturnal Aura" soffrono principalmente di un problema: fanno una fatica immensa a trasmettere una qualsivoglia emozione; questa carenza — già di per sè difficile da ignorare — assume un'importanza maggiore dal momento che la band fa parte della frangia più atmosferica del Black Metal, quella che include al suo interno una discreta dose di Ambient e che quindi dovrebbe trovare i propri punti di forza nelle sensazioni e nell'immaginario ricreati. Le principali colpevoli sono le chitarre che raramente offrono momenti interessanti, preferendo invece riff elementari e poco efficaci, specialmente quando vengono ripetuti più e più volte senza la benché minima volontà di variare e guardare un po' oltre il proprio naso; ciò non è necessariamente un problema, se il resto della musica riesce a colmare queste lacune, ma lo diventa quando mancano effettivamente elementi degni di nota.

Le tastiere dai suoni cupi e tetri talvolta migliorano la situazione e i piccoli accenni di personalità come l'introduzione jazzistica di "Dismal Dusk" sono apprezzabili, è però ben poca cosa se tutto è limitato a qualche dettaglio, quando il cuore vero e proprio della musica è così debole. Quasi nessuno sforzo neanche da parte della batteria, i cui tempi medi squadrati donano un contributo senza infamia e senza lodi, pur inserendo qualche volta alcuni discreti fill e migliorando leggermente la propria espressività nelle poche fasi in cui le ritmiche si placano arrivando a sfiorare il Doom o al contrario accelerano verso il blast beat. Altrettanto si può dire della voce, uno scream non eccessivamente acuto che suona discretamente maligno, senza però essere mai sopra le righe, limitandosi a una performance poco sopra la sufficienza.

C'è da dire che formalmente il lavoro si presenta bene con una produzione ben calibrata, in grado di dare spazio anche alle linee di basso — talvolta gradevoli, per quanto legate alla qualità generale — e agli inserimenti tastieristici, senza penalizzare il resto. A tal proposito è da notare che le fasi Ambient risultano in genere meno problematiche del resto, tuttavia appaiono anch'esse meno riuscite a causa del contesto a cui fanno di supporto.

C'è ancora un po' di strada da percorrere per i Vanad Varjud: è necessario partire dagli elementi positivi per enfatizzarli e soprattutto fare in modo che non vengano affossati dai punti deboli. Per il momento siamo in bilico tra la mediocrità e una sufficienza presa con tanta, troppa fatica.