Gruppo: Khonsu
Titolo: The Xun Protectorate
Anno: 2016
Provenienza: Norvegia
Etichetta: Jhator Recordings
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TRACKLIST
  1. Desolation City (Prologue)
  2. A Jhator Ascension
  3. The Observatory
  4. Liberator
  5. Death Of The Timekeeper
  6. The Tragedy Of The Awakened One
  7. Visions Of Nehaya
  8. A Dream Of Earth
  9. Toward The Devouring Light
  10. The Unremembered (Epilogue)
DURATA: 58:03
 

Documentandomi circa il secondo disco dei Khonsu, mi sono imbattuto in una recensione molto interessante, che definisce "The Xun Protectorate" come «gli Emperor, che hanno scelto di abitare sul lato oscuro della Luna, anziché nella sua eclissi». Magari Emperor e Pink Floyd sono riferimenti eccessivi per la band di Steffen Grønbech, ma il pur esagerato paragone ha molto senso.

Scelta la via dell'autoproduzione con l'etichetta privata Jhator Recordings, dopo che il debutto "Anomalia" era uscito sotto l'ala della Season Of Mist, Grønbech torna ad affrescare un ambiente quanto mai vasto ed eterogeneo: un insieme di black, progressive e industrial metal e una varietà assolutamente fuori dal comune sono le basi da cui il Nostro muove la propria creatura. Per l'occasione, diversi sono anche gli ospiti chiamati a collaborare, a partire dal cantante T'ol, dal 2014 vero e proprio secondo membro della formazione; ovviamente non poteva mancare l'apporto del fratello di Steffen, Arnt "Obsidian Claw" Grønbech, mente dei Keep Of Kalessin, che qui lascia la sua impronta grazie ad alcuni assoli sparsi lungo diverse tracce. Ancora, dell'intera stesura dei testi si è invece occupato Torsten Parelius, bassista dei Manes, lavorando spalla a spalla con Grønbech, primo ideatore del concept su cui è basato "The Xun Protectorate".

Proprio questo concept, narrativamente molto articolato e, va da sé, puramente fantascientifico, dà la possibilità ai Khonsu di esprimersi e spaziare in lungo e in largo. "A Jhator Ascension" parte strizzando l'occhio a Thorns e Zyklon, salvo poi evolvere lungo una direttrice più vicina al sound stratificato ed extraterrestre di Kovenant e Red Harvest. "Liberator" attacca come i migliori squarci black metal degli anni '90, ma nell'arco dei suoi nove minuti riesce a virare prepotentemente verso lidi melodici e progressivi che potrebbero quasi (quasi) ricordare gli Star One, se Lucassen fosse nato malvagio; il tutto alternando scream, voci pulite, voci filtrate, cori e tastierone. "A Dream Of Earth" è invece un riff dritto ed essenziale su cui man mano si sviluppano poco meno di otto minuti di suoni quasi esclusivamente sintetici, parenti strettissimi di certi Progenie Terrestre Pura e, nelle fasi più atmosferiche, dei Sybreed.

Il bello di "The Xun Protectorate" è che nell'arco della sua ora può prendere qualsiasi direzione, viaggiare avanti e indietro di galassia in galassia, riuscendo a rimanere sempre perfettamente coeso, la band completamente in controllo della situazione e, soprattutto, della propria musica. Come se non bastasse, il lavoro dei Khonsu è fortemente immaginifico, dalla grande impostazione narrativa, e ogni brano — oltre che per il testo — nel libretto è identificato da un'immagine digitale ad hoc del bravo Adrien Bousson, il grafico della Season Of Mist. Questa dirompente mole di informazioni e contenuti necessita di un ascolto misurato e attento, ragion per cui "The Xun Protectorate" è un album che non farà presa immediatamente, ma si lascerà assimilare poco a poco, né più né meno di quanto farebbe un buon libro di fantascienza.

Il mondo messo in musica dal duo di Trondheim, distante anni luce dal nostro, merita tutta l'attenzione possibile. Inaspettato, articolato e soprattutto ispirato, un lavoro di raro fascino.