Gruppo: Myrkgrav
Titolo: Takk Og Farvel; Tida Er Blitt Ei Annen
Anno: 2016
Provenienza: Norvegia / Finlandia
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST
  1. Skjøn Jomfru [versione norvegese]
  2. Vonde Auer
  3. Bakom Gyrihaugen
  4. Soterudsvarten
  5. Om Å Danse Bekhette [edizione 10° anniversario]
  6. Spålsnatt
  7. Tørrhard
  8. Finnkjerringa [edizione 10° anniversario]
  9. Østa Glette
  10. Sjuguttmyra
  11. Uttjent
  12. Tviom!
  13. Skjøn Jomfru [versione inglese]
  14. Takk Og Farvel
DURATA: 1:04:40
 

Quando si ha a che fare con progetti musicali del calibro di Myrkgrav, dietro il quale si cela il norvegese Lars Jensen, è inevitabile provare la sensazione di non essere mai sazi. Nel periodo dal 2004 al 2014 il musicista e polistrumentista ci ha regalato un paio di singoli, uno split (insieme al progetto Voluspaa), un EP, un demo e un solo album. Il fortunatissimo e acclamato "Trollskau, Skrømt Og Kølabrenning" del 2006 (Jensen aveva appena diciannove anni, all'epoca!) fu una vera e propria perla per gli amanti del folk metal contaminato dalle sonorità più estreme del black (o forse viceversa?), un lavoro piacevolissimo che scorre limpido come l'acqua e che, ricordo, mi conquistò già dopo il primo ascolto, quando ero più piccola e ancora capivo poco di folk e ancora meno di black, che al tempo non ascoltavo quasi per niente.

Se da un lato è un immenso piacere mettere le mani sul nuovo disco "Takk Og Farvel; Tida Er Blitt Ei Annen", uscito lo scorso ottobre 2016 (dieci anni dopo il suo predecessore), dall'altro non posso fare a meno di ammettere di provare una certa malinconia, come se stessi assistendo alla fine di qualcosa. Il titolo dell'album si traduce grossomodo con «Grazie e addio; i tempi sono cambiati» e ufficialmente Lars Jensen è in pausa, per quanto tempo non ci è dato saperlo. Forse siamo davanti all'ultimo lavoro in studio di Myrkgrav sotto questo nome, forse invece lo riascolteremo fra qualche anno ma in una veste musicale completamente diversa, quello che però possiamo fare adesso è goderci i brani con cui ha voluto, almeno per il momento, salutarci. Anche stavolta si tratta di tracce di alto livello, il che rende il distacco certamente un po' più difficile.

Quattordici pezzi in totale, ciascuno di essi illustrato dall'artista norvegese Kjell Aukrust, tra cui emergono le facce conosciute di "Om Å Danse Bekhette" e "Finnkjerringa", rivisitate e leggermente modificate in un'edizione «10th anniversary» che le ha rese se possibile anche più epiche. Sulla stessa linea troviamo "Sjuguttmyra", tratta dallo split/EP omonimo ed eseguita in collaborazione con la voce pulita di Bernt Fjellestad, e "Vonde Auer", singolo del 2014 qui inserito come seconda traccia; il brano d'apertura "Skjøn Jomfru", inoltre, è proposto prima in norvegese e poi in inglese, con strumenti tipici — primo su tutti l'hardingfele suonato da Olav Mjelva — alternati a distorsioni decisamente più moderne a fare da contorno a una voce pulita che, come sempre, ci racconta storie folkloristiche tradizionali. Non mancano i pezzi interamente strumentali che ci catapultano avanti e indietro nel tempo con l'aiuto di melodie più tradizionali, mescolate a strumenti alimentati a elettricità e rapidi groove di batteria, come "Bakom Gyrihaugen", "Spålsnatt" (il più lungo tra tutti e anche quello che più mi è rimasto impresso), i blast beat di "Østa Glette" e infine "Tviom!". Nella maggior parte delle composizioni è il musicista Erlend Antonsen a suonare il basso.

Gli amanti di sperimentazioni vocali anche di tipo più estremo potranno vedere i loro desideri soddisfatti in "Soterudsvarten", "Tørrhard" e "Uttjent". A darci l'ultimo saluto, quello definitivo, è l'outro strumentale "Takk Og Farvel", dolcissima e assolutamente priva di intenzioni anche vagamente malinconiche, che termina in maniera inaspettata, quasi a voler lasciare qualcosa in sospeso.

"Takk Og Farvel; Tida Er Blitt Ei Annen" è un connubio di vecchio e nuovo, di inedito e rivisitazione, di melodia e suoni più grezzi, di canti folkloristici ed espressioni artistiche temporalmente a noi più vicine. Oltre un'ora di durata totale che però non sembra sufficiente, non potrebbe sembrarlo neanche se fosse lunga il doppio: come ho già detto, con dischi e artisti di questa portata non possiamo mai, mai essere sazi, soprattutto se siamo consapevoli di ascoltare brani che per un periodo di tempo indefinito saremo costretti a etichettare come «gli ultimi». Lars ha deciso di dedicarsi ad altre attività, tra cui già da qualche anno lo studio del folklore e dell'etnologia all'università finlandese di Turku e la produzione artigianale di stivali, e né lui né noi abbiamo idea di se, come, quando avremo modo di accostarci nuovamente ai suoi lavori e in che veste li troveremo.

Per adesso addio, non possiamo fare altro che dirci addio, Myrkgrav; lascia però che siano i tuoi fan a ringraziarti per la musica che hai condiviso con noi tutti.