Gruppo: Shabda
Titolo: Pharmakon/Pharmakos
Anno: 2015
Provenienza: Italia
Etichetta: Argonauta Records
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TRACKLIST
  1. Pharmakon
  2. Pharmakos
DURATA: 40:56
 

Seppure per circostanze indipendenti dalla mia volontà, arrivo notevolmente in ritardo sull'uscita — ben un anno e mezzo, per la precisione — a scrivere di "Pharmakon/Pharmakos", ultima fatica di Shabda; tuttavia questa dilatazione temporale non mi impedisce di lasciarmi ancora una volta catturare dall'intensità dei parti di questa creatura artistica. Oltretutto, chi segue queste pagine con un minimo di assiduità sa bene che sono stati tanti gli articoli che il sottoscritto ha dedicato a questa realtà piemontese (fra gli altri una intervista), la cui ricerca musicale e la cui sperimentazione sono sempre in fermento, permettendoci dunque di godere di opere gravide di ispirazione, di flussi qualitativi non comuni.

Ancora una volta siamo testimoni di un'evoluzione, di una mutazione nella forma e nel contenuto, poiché i Nostri si sono già lasciati alle spalle le minimali dilatazioni meditative di "Tummo", perseguendo nel nuovo lavoro l'obiettivo di una prodigiosa fusione tra il carattere più sacro e spiritualmente terapeutico della musica orientale con quegli aspetti più tradizionalmente intimi della musica occidentale, i quali difficilmente si riescono ancora a percepire con adeguata forza nelle produzioni odierne. Ci troviamo dunque di fronte a un amalgama che sembra voler pian piano divenire un punto focale imprescindibile, la più naturale convergenza tra Cielo e Terra, tra Spirito e Materia: in altre parole, un ricettacolo di energie ordinatamente straripanti che assumono le forme di una commovente e maestosa ode alla dualità, flagello ed essenza stessa dell'esistenza.

I toni ipnotici che hanno sempre caratterizzato l'operato di Shabda si miscelano con una naturalezza meravigliosa al lato più ruvido, elettrico e oscuro, un'espressività più materiale e più occidentale che giunge perfino a manipolare sonorità tipiche di certo Sludge, nonostante rimanga sempre ben radicato nell'impianto sonoro il principio fondamentale che sembra dar vita all'intera opera: Shabda diventa idealmente un ponte, un marcato tratto d'unione tra le molteplici sfumature dell'Universo, un connubio ad ampio spettro forse concettualmente rappresentato proprio da questa mistura omogenea tra Oriente e Occidente, che prende vita in quel punto in cui vanno a morire tutte le dicotomie, generando un nucleo di energia pura che può guarire e intossicare, ipotizzando di avvicinarci a una possibile interpretazione del titolo del disco.

Volendo identificare il cardine ideologico di "Pharmakon/Pharmakos", potremmo dunque porre l'accento sulla continua riproposizione di un dualismo imprescindibile, materializzato in quaranta minuti che divengono strumento e motivazione, causa ed effetto, veleno e cura, giudice e capro espiatorio, palesando l'impressione secondo cui quel ponte di cui si parlava poc'anzi abbia una funzione ben specifica: l'intento di Marco, Anna e Riccardo — coadiuvati qui da Ricky Porzio, batterista degli Infection Code — parrebbe essere quello di aprirci davanti un tortuoso cammino di esorcizzazione da percorrere, assecondando un prorompente e violento istinto di purificazione che si manifesta attraverso lucide vibrazioni di potenza creativa. Uno strappo pacifico ma risoluto, un dolore profondissimo ma taumaturgico, un esercizio impetuoso ma ordinato che conduce a una necessaria e quieta accettazione degli opposti.

Ed è forse proprio tra le pieghe di questo lavoro che si percepisce per la prima volta in maniera così pura la vera forza di Shabda: la potenza delle tensioni create da diversità che coesistono sinergicamente, un vigore inarrestabile che come mai prima d'ora ha permesso ai Nostri di presentarci l'opera più completa, proseguendo quel percorso evolutivo tanto naturale quanto strabiliante; "Pharmakon/Pharmakos" è infatti un album affascinante e ancor più significativo, se visto nel quadro cronologico dei dischi precedenti. Io non so fin dove Shabda riuscirà a condurci e dal canto mio riconosco che rendere giustizia a una tale Arte in poche righe di inchiostro virtuale è assolutamente impensabile, per cui l'unico modo che ho per concludere questo articolo è: fatevi del bene e portatevi a casa questo capolavoro.