Gruppo: Celestial Crown
Titolo: Rebirth
Anno: 2016
Provenienza: Estonia
Etichetta: Symbol Of Domination Productions / Divenia Music
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TRACKLIST
  1. Chaos Reigns Over
  2. Consumed By Fire
  3. Awaken
  4. Beyond The Horizon
  5. Collapsed Reality
  6. Deep Blue
  7. Reflection In A Mirror
  8. Dark Forest
  9. Gazing Demise
DURATA: 51:25
 

Devo ammettere che, per quanto le mie conoscenze musicali siano maggiormente cresciute in direzione del panorama scandinavo e — più in generale — nord-europeo, non avevo mai avuto il piacere di imbattermi in una band estone, prima d'ora. Inizio a colmare questa lacuna, quindi, ascoltando l'ultima fatica dei Celestial Crown, "Rebirth", prodotta dalla Divine Music in collaborazione con la Symbol Of Domination Productions, sotto-etichetta della a noi più nota Satanath Records.

Il quartetto, nato alla fine degli anni '90 e con all'attivo già quattro album e tre demo rilasciati prima di questo disco, giunge perciò a me con un certo passato alle spalle, del quale purtroppo non posso dire di conoscere a dovere ogni singola svolta. Faccio questa premessa perché il sound dei Nostri non si può definire certamente sperimentale né risulta innovativo rispetto ai canoni in cui si inserisce, eppure, vuoi anche per gli anni spesi a definirlo, è molto personale. La classica contrapposizione tra una voce femminile soave (ma decisa) e una maschile che alterna passaggi clean meditabondi ad altri harsh violenti (di stampo decisamente Black Metal) è dunque uno degli elementi del filone gotico del Doom ripresi dai Celestial Crown in maniera più che soddisfacente, com'è intuibile già dalle prime due tracce, "Chaos Reigns Over" e "Consumed By Fire"; nei rispettivi finali, però, sono state inserite delle risate (maschili e femminili) in loop, che fanno storcere un po' il naso per quanto suonano finte e forzate, insomma un po' evitabili, a mio parere... un bel po'.

Altra peculiarità ripresa dal Gothic-Doom sta negli arrangiamenti: gli inserti melodici delle chitarre, le armonizzazioni più o meno invadenti fornite dagli archi e i piacevoli fronzoli di tastiere piazzati sapientemente all'interno di tutto "Rebirth" rendono l'intero disco un amalgama molto piacevole, dalle sonorità calde e avvolgenti. Le chitarre fanno un uso piuttosto intelligente tanto di riff cadenzati e intriganti, come quelli all'inizio di "Awaken" o quelli nel mezzo di "Deep Blue", quanto di soluzioni più massicce e incalzanti. La sezione ritmica, dalla sua, supporta in maniera adeguata l'opera, ora creando tappeti volti a definire le più oscure profondità atmosferiche, ora con accelerazioni di stampo quasi Black Metal, senza mai esserlo davvero. Traccia dopo traccia, seguiamo quindi l'evolversi statico ma perenne della proposta dei Nostri, che su queste note adagiano pensieri e riflessioni sul cosmo tanto quanto sull'esistenza umana, con i suoi dubbi e le sue sofferenze.

Questo "Rebirth", a conti fatti, è un album valido e interessante, ben prodotto e piacevole in toto. Il problema che io ho riscontrato sta nel fatto che probabilmente non ho scelto il momento migliore per approcciarmi ai Celestial Crown, visti il sole splendente fuori dalle finestre e la primavera così terribilmente incombente. Disagi climatici a parte, e anche un po' (involontariamente) onorando l'animo Gothic dell'opera, ne consiglio dunque l'ascolto a sole tramontato, possibilmente accompagnandolo con un buon bicchiere di vino rosso.