Gruppo: Krobak
Titolo: Nightbound
Anno: 2016
Provenienza: Ucraina
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST
  1. Stringer Bell
  2. No Pressure, Choice Is Yours
  3. So Quietly Falls The Night
  4. Marching For The Freedom We Have Lost
DURATA: 42:03
 

Non è certo una novità che il post-rock — nelle sue varie declinazioni — stia vivendo una seconda (se non addirittura terza) giovinezza in giro per il mondo, come dimostra il grande successo che continuano ad avere nomi come Godspeed You! Black Emperor, Mono e compagnia (non) cantante; cosa che abbiamo anche visto di recente dal vivo con i Russian Circles.

Da circa una decina di anni, anche in Ucraina è arrivato il germe della musica strumentale dal respiro trascendente, grazie inizialmente all'idea di Igor (già noto come chitarrista degli Stoned Jesus). I Krobak sono un quartetto composto appunto da Igor (chitarra), Asya (basso), Natasha (batteria) e Marko (violino), ispirato storicamente proprio ai nomi menzionati in apertura. Dico già da ora che con "Nightbound" il gruppo ha fatto un bel salto di qualità.

Il forte impatto visivo della copertina, con i suoi contorni marcati e una variegata folla di animali dalle fattezze quasi preistoriche, ci dà un'idea della portata mastodontica del materiale che ci apprestiamo ad ascoltare. Il titolo "Nightbound" arriva da un'idea di Igor e, a quanto pare, sembra derivare da una parola russa che ha poi fatto colpo anche sul resto della band (il tema notturno è ripreso anche in "So Quietly Falls The Night").

Il disco è strutturato grossomodo come un set dal vivo che si apre con la canonica "Stringer Bell", un pezzo post-rock da manuale, eseguito con enorme sentimento e che può fare da colonna sonora perfetta per praticamente qualsiasi cosa stiate vivendo con trasporto. Con "No Pressure, Choice Is Yours", i quattro si lanciano in una cavalcata molto veloce in cui, ancora una volta, c'è un bel dialogo tra il violino e la strumentazione più tradizionale. La succitata "So Quietly Falls The Night" è un pezzo più atmosferico che mostra uno spiccato carattere, specialmente nella sezione centrale (qui la parte di violino ricorda a tratti addirittura i My Dying Bride), con i Krobak che non perdono mai di vista il risultato complessivo di un album estremamente consapevole e completo.

Il brano finale "Marching For The Freedom We Have Lost" fornisce la degna conclusione e fa pressoché da encore per i trenta minuti appena passati. Un tocco malinconico dal respiro quasi visivo, dove i Krobak cercano di toccare delle corde interiori, per stimolarci verso una riflessione sul recupero di qualcosa che come esseri umani sembriamo avere perso, la libertà di sentire e di non odiare.

Posso dire che "Nightbound" è davvero un album molto riuscito, che avrebbe potuto trovare anche spazio da qualche parte nella mia lista del 2016, se l'avessi scoperto prima. L'ultima opera dei Krobak si adatta praticamente a qualsiasi situazione, avendone testato l'ascolto su strade di campagna, vicoli medievali, giardini e quant'altro. Se vi piace il post-rock e siete alla ricerca di qualche bel nome relativamente nuovo, il quartetto ucraino fa assolutamente al caso vostro.