Gruppo: Rotem
Titolo:  Nação Valente E Imortal
Anno: 2017
Provenienza:  Portogallo
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST
  1. A Portuguesa
  2. Viriato
  3. Sagas De Portugal
  4. Conquistadores Dos 7 Mares
  5. Terramoto 1755
  6. Nevoeiro
  7. 25 De Abril Revisitado
  8. 873 Anos Depois
  9. Escravos Do Sistema
  10. Tiranos Cairão
  11. O Julgamento Final
  12. Heróis Caídos Mas Não Esquecidos
  13. Amor É Fogo Que Arde Sem Ver
  14. Nação Valente E Imortal
  15. Sinfonia Utópica
DURATA: 01:15:45
 

Guardare avanti, esplorare, ampliare il proprio suono, realizzando un qualcosa che a conti fatti si rivela essere un passo indietro? Rotem è riuscito nell'impresa. Il polistrumentista portoghese mi aveva fatto una buona impressione con "Dehumanization", un album di debutto che — pur con i suoi difetti — aveva trovato il modo di far convivere una radice estrema di natura black-death metal con contaminazioni di vario genere.

A tre anni di distanza da quell'uscita, mi viene servito "Nação Valente E Imortal", un secondo lavoro incentrato sul glorioso passato e sul deludente presente lusitano, cantato esclusivamente in portoghese e la cui durata di un'ora e un quarto non vi nego abbia messo a dura prova la mia resistenza.

Se da un lato l'innegabile voglia di fare e di infoltire la proposta con divagazioni in campo industrial e metal di vario stampo (heavy, sinfonico e avanguardista) mette in mostra coraggio e sperimentazione, dall'altro si ha la netta impressione che durante tale operazione vi sia una dispersione di idee continua. I momenti più intriganti e di presa, quelli che si annidano nell'orecchio, finiscono difatti per essere racchiusi nelle fasi minimali più dirette e martellanti o nelle soluzioni atmosferiche.

L'esempio lampante di questo tentativo di esagerata commistione, concretizzatasi solo in parte, è ben rappresentato da "Sagas De Portugal": undici minuti decisamente corposi, quanto qualitativamente incostanti, arricchiti maldestramente da un intermezzo poco sensato che richiama l'inno nazionale statunitense. Nonostante questo girovagare di genere in genere forse sin troppo svolazzante, non posso esimermi da apprezzare la svolta ritualistica e fantascientifica dell'oscura "Terramoto 1755", le chitarre acustiche meste e languide che aprono la successiva "Nevoeiro"(che in seconda battuta diviene a tratti iperviolenta) o il nervosismo controllato di "Escravos Do Sistema", carico di groove.

Ho ascoltato e riascoltato il disco e non ho ancora capito quale direzione l'artista abbia avuto intenzione di seguire. Il filo conduttore riconducibile al tentativo di dare voce a due fasi temporali così differenti fra loro (passato e presente), sfruttando una visione sonora di mentalità aperta e quasi futuristica (ascoltate "25 De Abril Revisitado"), viene frequentemente sommerso dalla valanga di mutazioni a cui è sottoposto. L'identità dell'album insomma sembra costretta con insistenza a cedere il passo a quella personale dei singoli episodi.

Un altro problema da non sottovalutare risiede nella produzione. Trattandosi di un lavoro complesso, variegato e che sfocia a più riprese in aree musicali differenti, necessiterebbe di una definizione e un cura del dettaglio tutt'altro che approssimative. In realtà "Nação Valente E Imortal" finisce col perdere ulteriormente contatto con ciò che potrebbe — e vorrebbe — essere, a causa di una resa degna di una più che discreta demo, tuttavia distante dalla professionalità che meriterebbe, palesando in maniera estrema la sensazione di inadeguatezza e di opera incompiuta che lo attraversa.

Il lavoro di Rotem oscilla rovinosamente fra sprazzi di composizione affascinante e grovigli assemblati in maniera incomprensibile. Non vi dirò di evitare "Nação Valente E Imortal", d'altro canto mi sento di consigliarlo agli appassionati di sfide e miscele sonore spropositate. Il Portoghese deve ancora fare parecchia strada, il potenziale di certo non  manca, dipenderà da come verrà sfruttato in futuro.