Gruppo: Dimicandum
Titolo:  The Legacy Of Gaia
Anno: 2012
Provenienza:   Ucraina
Etichetta: Metal Scrap Records
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TRACKLIST
  1. The Legacy Of Gaia
  2. Give Me A Name
  3. The Walls Of Jericho
  4. At the Gates Of Ishtar
  5. Indigo Child
  6. Sumerian's Warning
  7. Bring Me Down To My Atlantis
  8. When The Sun Burns Out
DURATA: 37:32
 

Non vi piace il metal moderno? Lasciate subito questo testo. Non gradite i mischioni sonori? Idem come prima. I Dimicandum, giovane formazione ucraina proveniente dalla capitale Kiev, hanno deciso di puntare su ciò che è attuale per dar forma al proprio debutto "The Legacy Of Gaia".

Il disco è confezionato avvalendosi di una congiunzione composta da metal atmosferico a tinte gotiche nella quale appaiono intrusioni del growl a rappresentare l'unico elemento di reale contrasto a un'incondizionata vocazione melodica e alla consistente e volutamente densa malinconia che incrosta i pezzi.

Il nome a riferimento che più volte mi è balzato in testa è quello dei tedeschi Dark At Dawn, band alquanto abile nel far convivere l'aspetto armonioso e seducente delle composizioni con quel tipo di retaggio ambientale, anche se le differenze tra i due gruppi sono distinguibilissime e importanti. Il quintetto ucraino è infatti propenso ad avvalersi di soluzioni sin troppo pulitine, a virare in ambito metal-core melodico e a usufruire di coralità di stampo nu metal, come avviene in "Indigo Child".

Pur trovandoci di fronte a una prima prova, la scaletta è ben assortita e condensata in modo da non divenire dispersiva, mentre il rapporto fra la varietà strumentale esposta e la durata dei brani fa sì che questi ultimi — per quanto non riescano a sorprendere per chissà quale arguzia compositiva — risultino comunque particolarmente fruibili. Pronti a testimoniare quanto appena detto ci sono pezzi quali "The Legacy Of Gaia" e "The Walls Of Jericho", i quali tendenzialmente dovrebbero (e sottolineo dovrebbero) rapportarsi in maniera più evidente con il filone melo-death, "Sumerian's Wing" dai tratti epici spiccati e "Bring Me Down To My Atlantis", il più pesante e prestante del lotto.

Singolarmente c'è da tener conto del contributo offerto dal cantante Roman Semenchuk, che ricopre anche il ruolo di compositore unico della musica e dei testi, più che discreto nell'impattare sulle canzoni, sia per quanto concerne l'aspetto emotivo che quello interpretativo. Stesso discorso per il chitarrista Oleg Aditon, il quale con Roman forma l'asse ritmico e si distingue per le buone divagazioni solistiche, e per la tastierista Anastasia Loginova, efficace nel supportare l'operato delle sei corde, aumentando il tasso atmosferico in possesso del complesso strumentale.

I Dimicandum dimostrano di avere delle basi solide sulle quali in futuro si potrà lavorare per fornire un minimo di personalità e un'impronta più decisa che renda le tracce maggiormente memorabili; per ora il livello è abbastanza appiattito, superiore sì alla sufficienza, ma non adeguatamente attrezzato per puntare a una valutazione più importante. Questi ragazzi sono come una promessa che attende d'esser mantenuta e auguro loro di riuscirci.