Gruppo: Mentor
Titolo: Guts, Graves And Blasphemy
Anno: 2016
Provenienza: Polonia
Etichetta: Arachnophobia Records
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TRACKLIST
  1. Guts Graves And Blasphemy
  2. Gimme Yer Blood
  3. Drag You to Hell
  4. Satan's Whore
  5. Gravemaker
  6. Murder Beach
  7. In The Devil's Name
  8. Night Of The Satanic Werewolves
  9. Scarecrow Fields
DURATA: 30:29
 

Che botta ragazzi! Che botta! I Mentor mi hanno fracassato il collo, malridotto a furia di ascoltare il loro debutto "Guts, Graves And Blasphemy", rilasciato nel 2016 ma giunto fra le mie mani con un po' di ritardo. I musicisti polacchi hanno indossato un nome nuovo di pacca, però in realtà sono tutti abbastanza noti nell'underground, tanto che in formazione ritroviamo membri ed ex di Thaw, Furia e J. D. Overdrive, che si cimentano in una proposta alcolica e cazzuta.

La prima impressione ricevuta dall'ascolto completo della scaletta è stata subito positiva: l'energia e il modo di porsi reattivo e da scapocciata mi hanno rimandato immediatamente ad "Albion Thunder", debutto dei Ravens Creed carico di adrenalina e divertente; uscito nel 2009 per Doomentia Records, mi ha accompagnato, e capita spesso lo faccia ancora, durante sessioni pomeridiane intense di headbanging. Se quella realtà puntava su una miscela di death metal old school talvolta tendente a sonorità crust e hardcore, i Mitteleuropei potrebbero esserne una possibile controparte incentrata su una combinazione di stoner, thrash e hardcore.

Oltre alla classica presenza di maestri quali Motörhead, Black Sabbath e un'altra serie di compagini facilmente identificabili, la fisicità e la capacità di scaraventarsi contro l'ascoltatore sono familiari e riconducibili a una certa band che ha il signor Neil Fallon dietro al microfono, ovviamente parlo dei Clutch. Per quanto riguarda invece lo sposalizio fra l'animo conduttore rock e la componente estrema (black metal), quest'ultima è presente, ma tutt'altro che imponente e riconducibile a sparuti frangenti in cui il suono diviene maggiormente annerito, spinto e accelerato ("In The Devil's Name" e "Scarecrow Fields") e ad alcune circostanze legate al settore atmosferico.

I trenta minuti di "Guts, Graves And Blasphemy" si raccontano da sé: i Mentor hanno piazzato il classico disco che inserisci nel lettore con l'intenzione di mandare a quel paese tutto e tutti; un ottimo rimedio contro la noia e un ideale compagno di bevute ripetute e prolungate per spassarvela alla grande.