Gruppo: Amiensus
Titolo: All Paths Lead To Death
Anno: 2017
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Apathia Records
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TRACKLIST
  1. Gehenna
  2. Mouth Of The Abyss
  3. Prophecy
  4. Desolating Sacrilege
  5. The River
DURATA: 28:52
 

Gli Amiensus sono una giovane formazione fondata sette anni fa nella cittadina di Rochester, nel Minnesota, composta da ragazzi nati non prima del 1991. Quella che ci troviamo tra le mani è l'ultima di una serie di uscite regolari che hanno consolidato il nome della band nello scenario estremo, con un black-death metal dalle venature progressive.

Rispetto al precedente "Ascension", questo EP si discosta in termini di sonorità, lasciandosi alle spalle arpeggi acustici, voci femminili e (in parte) tastiere per puntare su un sound più asciutto e spesso gelido. Un primo esempio si ha con la traccia di apertura, "Gehenna", che riporta alla mente nomi come Emperor e Dissection in virtù della mera violenza sonora associata a spunti più melodici e riflessivi, in cui si incastonano parti con voce pulita. Meno ariosa (termine comunque da prendere con le pinze, per via del genere proposto) è la successiva "Mouth Of The Abyss", violenta e opprimente nella prima metà, per poi sfociare in un andazzo più cadenzato sia a livello di batteria che di riffing. I Nostri rallentano un po' con "Prophecy", brano leggermente a se stante nel lotto e che si differenzia per una deriva maggiore verso il lato tecnico che su quello atmosferico nella seconda metà; non convincente al 100%. Ci pensa però "Desolating Sacrilege" a risollevare le sorti del lavoro, probabilmente il pezzo più riuscito del disco con evidenti (e molto apprezzati) richiami a Ihsahn e compagni. Più variegata e di ampio respiro infine la conclusiva "The River", caratterizzata da toni epicheggianti che si incastrano bene in questo tassello.

"All Paths Lead To Death" è in definitiva un disco che piacerà con molta probabilità ai fan delle band sopracitate: nonostante la durata non superiore alla mezzora, riesce a dare l'idea dell'ampio spettro entro cui si muovono i cinque ragazzi statunitensi, che hanno forse come unica pecca quella di perdere a tratti il focus sulle composizioni, tendendo a variare eccessivamente la proposta, senza però andare a inficiare troppo il risultato complessivo.