Gruppo: Sincarnate
Titolo: In Nomine Homini
Anno: 2017
Provenienza: Romania
Etichetta: Hatework
Contatti:

Sito web  Facebook  Twitter  Bandcamp  Reverbnation  Last.fm

 
TRACKLIST
  1. Attende Domine
  2. Agrat Bat Mahlat
  3. Curriculum Mortis
  4. She-Of-The-Left-Hand (Sophia Pistis)
  5. In Nomine Homini
  6. The Grand Inquisitor
  7. Lamentatio Christi
  8. Dies Illa
  9. L̄iwyᾱṯᾱn
DURATA: 49:59
 

I Sincarnate ritornano su Aristocrazia a distanza di oltre sei anni: la prima volta fu sempre il sottoscritto a occuparsi della realtà rumena, recensendo l'album di debutto "As I Go Under" che — come detto ai tempi e confermato anche adesso — tutto sembrava essere tranne che un'opera di inizio carriera, tanta era la maturità e la qualità della loro offerta.

Se con quel disco si erano dimostrati un ascolto tutt'altro che facile da affrontare, con il secondo atto, "In Nomine Homini", la situazione si complica ulteriormente, mostrando una formazione ancora più estrema e rifinita sia nell'intento che nel percorso artistico intrapreso.

La matrice tradizionale e trainante del lavoro è ancora quella doom-death metal, con la componente death che in questa circostanza assume una consistenza più importante e impetuosa, su cui si vanno a inserire venature di stampo black e frequenti sezioni corali che innalzano il tono evocativo della proposta. Queste ultime generano una massiccia dose di solennità scura, andando rinforzare il comparto vocale già robusto, grazie alla prestazione rituale quanto minacciosa del cantante Marius Marius Mujdei, artista che si riconferma essere una vera e propria arma in più.

"In Nomine Homini" avanza in maniera severa e imperterrita, scagliandosi contro il mondo religioso e l'imposizione divina messa in atto dal fronte cattolico, condannato per la sua natura corrotta e dittatoriale, basata sul comando, il segreto e la negazione di ogni verità alternativa. All'interno di "She-Of-The-Left-Hand (Sophia Pistis)" viene così tirato in ballo il "Pistis Sophia", vangelo gnostico che conferisce un ruolo fondamentale alle figure femminili, in primis Maria Maddalena; "The Grand Inquisitor" invece è legata all'opera di Vasilij Vasil'evič Rozanov e ai "Fratelli Karamazoff" di Fëdor Michajlovič Dostoevskij. Inoltre il Grande Inquisitore non può che far pensare al celeberrimo Ponzio Pilato, personaggio dipinto in modo spesso difforme rispetto alla dottrina ufficiale: ne sono esempi le raffigurazioni fornite da Michail Afanas'evič Bulgakov ne "Il Maestro E Margherita", da Jacques François-Anatole Thibault ne "Il Procuratore Della Giudea" e più di recente da Kathleen McGowan ne "Il Vangelo Di Maria Maddalena".

La religione narrata è quella che intralcia il passato, il presente e il futuro, diversificando e modificando in corsa — a proprio piacimento — il concetto di verità. Una politica oscurantista che punta a ingabbiare e irretire l'uomo, privandolo di ciò che — secondo quanto proferito dalla stessa fonte di saggezza — dovrebbe essere uno dei doni per eccellenza di Dio, il libero arbitrio; e non a caso qualcuno osò definirla «oppio dei popoli».

Tumulti interiori e tensioni continue non avrebbero potuto generare che una musica caratterialmente conflittuale ma in grado di attrarre. "Agrat Bat Mahlat" (Agrat, figlia di Mahlat e madre del demone Asmodeo) e "L̄iwyᾱṯᾱn" si affidano a una parvenza melodica più accentuata, mentre "She-Of-The-Left-Hand (Sophia Pistis)" e "Lamentatio Christi" sono più ruvide e tempestose; "In Nomine Homini" invece è una sorta di episodio-vademecum, perfetto per descrivere chi sono e cosa suonano oggi i Sincarnate.

"In Nomine Homini" è duro da affrontare. Musicalmente non faccio molta fatica a credere che vi possa conquistare dopo un paio di giri nel lettore, dato che in scaletta non si registrano riempitivi e la produzione conferita dal batterista Andrei Jumuga (Dordeduh, Ordinul Negru e Sunset In The 12th House), Cristian Popescu ed Edmond "Hupogrammos" Karban (Dordeduh, Sunset in the 12th House ed ex Negură Bunget) presso i Consonance Studio di Timisoara è ottima.

Per potersi addentrare al meglio nel tessuto che compone l'album, sarebbe tuttavia opportuno l'ausilio del libretto contenente i testi, nel tentativo di dare un senso a ogni singola variazione di tempo e di umore. Insomma, si tratta di un lavoro che necessita di tempo e dedizione per sviscerare il suo vero potenziale, ma una volta assimilato ne rimarrete alquanto soddisfatti.