Gruppo: Apparatus
Titolo: Apparatus
Anno: 2015
Provenienza: Belgio
Etichetta: Lavadome Productions
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TRACKLIST
  1. Sermon I
  2. The Unreverberate Blackness Of The Abyss
  3. Spheres
  4. R'lyeh
  5. Sermon II
  6. Dissecting Temporal Dimensions To Afflict The Abyssi Of Chronos
  7. Miskatonic
  8. King God
  9. Sermon III
  10. Prayer
  11. Arkham
DURATA: 47:22
 

Ripescaggio di ben due anni fa, quello dei danesi Apparatus, che debuttarono per Lavadome nell'aprile 2015. Impenetrabili e allo stesso tempo quanto mai espliciti, i quattro di Copenhagen incidono un disco eponimo che viene consegnato in un digipak completamente nero, dove le uniche indicazioni sono la scaletta e il logo della stessa Lavadome; persino le informazioni sul gruppo stesso, chi siano, quanti siano e da dove arrivino, vanno recuperate online. Poi, togliendo il cd e mettendo in controluce quest'oggetto nerissimo, si legge anche, in tono su tono, un allusivo «Miskatonic Death Metal», che fa il paio con i titoli dei brani e (non) svela quanto è necessario sapere sul disco che intanto sta vomitando terrore nello stereo.

Se altri titoli potrebbero godere di più interpretazioni, "R'lyeh", "Miskatonic" e "Arkham" sono una chiara manifestazione di intenti: siamo davanti a un altro gruppo che pesca a piene mani dalla mitologia lovecraftiana e vuole trasportarci nell'abisso. Su tutti, il nome più recente e di impatto che viene in mente è quello dei Sulphur Aeon, ma gli Apparatus sono bravi a non copiare pedissequamente quanto fatto dal (fenomenale) gruppo tedesco, scegliendo di seguire una strada lastricata di tempi medi, di umori liquidi e di chiara matrice black metal, facendo del proprio debutto un ottimo ibrido che piacerà a tutti coloro che non sono in cerca del riffone a tutti i costi, ma che prediligono un approccio più complesso e arzigogolato; magari qualcosa di vicino ai redivivi Slagmaur.

Certo, la scelta di non pubblicare nessun testo, nessuna informazione, niente di niente, a corredo di un album dalle chiare ambizioni avanguardistiche, se da un lato ne aumenta l'alone di mistero, dall'altro rischia di non fornire tutti gli strumenti necessari per godere in pieno del lavoro svolto dai Danesi.

D'altronde stiamo pur sempre parlando di metal estremo, una nicchia di musica che trova la propria forza e i suoi spunti migliori proprio nella sua autoghettizzazione, quindi non c'è da rimanere stupiti. Questo detto, il disco degli Apparatus è consigliatissimo a tutti coloro che amano Lovecraft, che amano le dissonanze e che amano non capire una mazza di quello che sta uscendo dalle casse, a parte il fatto che stanno ascoltando un ottimo disco black-death uscito dall'Abisso.