Gruppo: Hate Eternal
Titolo: Conquering The Throne
Anno: 1999
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Wicked World Records
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TRACKLIST
  1. Praise Of The Almighty
  2. Dogma Condemned
  3. Catacombs
  4. Nailed To Obscurity
  5. By His Own Decree
  6. The Creed Of Chaotic Divinity
  7. Dethroned
  8. Sacrilege Of Hate
  9. Spiritual Holocaust
  10. Darkness By Oath
  11. Saturated In Dejection
DURATA: 33:26
 

Eric Rutan è un personaggio che dubito abbia bisogno di presentazione: un signore che nel corso degli anni ci ha fatto godere tanto con i Ripping Corpse quanto di spalla a Mr. Trey Azagthoth nei Morbid Angel (non a caso ritengo che "Domination" e "Gateways To Annihilation" abbiano poco da invidiare ai primi tre capitoli stupendi e storicamente fondamentali della band). Sul finire degli anni Novanta ha poi fondato la propria creatura: gli Hate Eternal.

La formazione giunse al debutto nel 1999 con il superbo "Conquering The Throne", album alla cui realizzazione lavorarono Eric nel ruolo di chitarrista, cantante e produttore, Doug Cerrito (ex di Suffocation e Day Of Doom) alla chitarra, il compianto Jared Anderson (ex Internecine) al basso e alla voce e Tim Yeung dietro le pelli (ex Morbid Angel, Decrepit Birth, Pestilence e Divine Heresy).

L'opera ha del terrificante: un fiume lavico di ira costantemente in piena, che attinge in primis dalla natura più malvagia dell'Angelo Morboso e la estremizza, aumentandone a dismisura il tasso di brutalità. Un'infiammata marcia blasfema priva di pause, un assalto in piena regola che nei suoi trentatré minuti e poco più fa scorrere linfa vitale e odio che avrebbero alimentato il Death Metal del nuovo millennio, disseminando morte e distruzione. La speranza è stritolata e i riff granitici e di impatto soffocano qualsiasi tentativo di ribellione, accompagnati da una batteria da infarto e una voce demoniaca (Rutan è davvero un gran cantante).

L'ascolto di episodi come "Dogma Condemned", "Nailed To Obscurity", "The Creed Of Chaotic Divinity", "Dethroned", "Spiritual Holocaust" e "Satured In Dejection" è a dir poco devastante; sono i miei preferiti. Ritengo sia impensabile rimanere impassibili di fronte al carisma, alle melodie malsane, alla solistica ammorbante per bellezza e alla capacità tecnica elevata messa pienamente al servizio del pezzo. Tutto ciò rende l'abile lavoro compositivo di Rutan e di Cerrito solido ed efferato.

Se alle qualità sopra elencate aggiungete una produzione fra le migliori realizzate dallo stesso Rutan (che poi successivamente riuscì a toppare più sulle proprie uscite che su quelle degli altri, rovinando praticamente il quarto disco del gruppo "Fury & Flames", mentre fu ottimo con "Kill" dei Cannibal Corpse), capirete che "Conquering The Throne" è un fottutissimo capolavoro. Uno di quei dischi assolutamente immancabili in collezione e il capitolo più esaltante sin qui consegnatoci, a mio parere superiore — seppur di poco — al picco del gruppo riconosciuto dai più, vale a dire "King Of All Kings" (2002).