Gruppo: Diĝir Gidim
Titolo: I Thought There Was The Sun Awaiting My Awakening
Anno: 2017
Provenienza: Sconosciuta
Etichetta: ATMF
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TRACKLIST
  1. The Revelation Of The Wandering
  2. Conversing With The Ethereal
  3. The Glow Inside The Shell
  4. The Eye Looks Through The Veils Of Unconsciousness
DURATA: 47:22
 

La Mesopotamia è il teatro in cui prende luogo l'opera prima dei Diĝir Gidim, misterioso duo la cui provenienza reale è al momento ignota. "I Thought There Was The Sun Awaiting My Awakening" è il loro album di debutto, eppure i musicisti si rivelano tutto fuorché principianti.

Lalartu (già noto ad Aristocrazia con il suo progetto Titaan) e Utanapištim Ziusudra suonano un Black Metal complesso e intricato, nel quale nomi come Deathspell Omega e Blut Aus Nord saltano fuori a più riprese; dissonanza e caos ne sono le parole chiave, insieme all'atonalità di diversi passaggi. Le strutture dei quattro mastodontici brani non conoscono il significato della parola «staticità»: sono in costante evoluzione e seguono percorsi non convenzionali. Risulta spesso difficile trovare una logica nell'andamento dei pezzi, tanto da rischiare a tratti di risultare eccessivamente disorientanti; sessioni ripetute — chiaramente d'obbligo in questo tipo di uscite — affievoliscono notevolmente questa sensazione, che potrebbe però ripresentarsi negli ascoltatori meno tenaci.

Le disarmonie delle chitarre, certe linee di basso e le ritmiche elaborate donano un interessante aspetto avanguardistico alla musica, che si interseca con elementi più tradizionali del genere quali blast beat e tremolo picking. La prestazione di Utanapištim Ziusudra su tutti gli strumenti è assolutamente sopra le righe: capace di tenersi in bilico tra lo standard e l'inaspettato, sia con l'ampia — seppur sempre legata alla corrente a cui appartiene — gamma di soluzioni delle sei corde che con i pattern di batteria che spaziano tra blast beat e rallentamenti inusuali; forse leggermente dimenticata in alcuni momenti la presenza del basso, ma nulla che possa realmente inficiare l'ottimo lavoro del musicista.

Dal canto suo, Lalartu si occupa del comparto vocale, sfruttando uno scream acido e malsano accompagnato da variazioni quali passaggi puliti, sussurri, spoken word e cori dai toni esoterici. Di sua competenza sono anche i testi, ispirati — come l'intero immaginario del progetto — alla cultura sumera. Siamo in presenza di un concept relativo a un processo di trascendenza del sé, al cui termine avverrà l'unione con l'universo e le divinità. Questo background dai connotati spirituali viene enfatizzato musicalmente, oltre che dai cori, attraverso un uso ben dosato dei sintetizzatori, i cui suoni ricreano un'ambientazione assimilabile al lato più occulto della Mesopotamia, che tutti conosciamo.

L'aspetto grafico a cura di Luciana Nedelea si adatta perfettamente a quanto suonato dai Diĝir Gidim: l'esoterismo della musica è riscontrabile soprattutto nella copertina, mentre la maggior parte del libretto risulta più minimalista, a eccezione delle pagine centrali.

"I Thought There Was The Sun Awaiting My Awakening" è un disco che sicuramente potrà essere apprezzato da chi ama le derive più elaborate, complesse e sperimentali del Black Metal, a maggior ragione se l'ispirazione sumera è un elemento che vi affascina.