Gruppo: At The Gates
Titolo: Gardens Of Grief
Anno: 1991
Ristampa: 2004
Provenienza: Svezia
Etichetta: Blackend
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TRACKLIST
  1. Souls Of The Evil Departed
  2. At The Gates
  3. All Life Ends
  4. City Of Screaming Statues
DURATA: 19:50
 

"Gardens Of Grief" rappresenta gli albori degli At The Gates, per suono e atmosfere difformi da quanto sarà modellato nelle uscite successive, quegli album che hanno segnato indelebilmente il panorama del death metal in quanto a personalità e carattere. Ricordiamo l'approccio primordiale e raffinato di "The Red In The Sky Is Ours" (1993) e la corposa presenza melodica, con annesso aumento della vivacità ritmica, di "Slaughter Of The Soul" (1995) che li hanno resi celebri ai più.

I quattro pezzi di "Gardens Of Grief" sono tutt'altra cosa. Quasi venti minuti soffocanti, plumbei e perversi, per un'opera malsana e intransigente nella quale le chitarre appaiono tanto intricate quanto spietate e intrise di agonia. Un cenno a parte meritano i continui cambi di tempo e i malvagi affondi in blast beat, che acuiscono il sentore di dolenza di cui è pervaso il demo; il cantato di Tompa Lindberg, che affiora in forma sussurrata e maggiormente profonda, lontana da quelle tonalità scream che lo renderanno uno dei marchi di fabbrica del suono At The Gates; e infine gli innesti di tastiera, che non fanno altro che includere un'ulteriore dose di sofferenza.

I quasi venti minuti della scaletta sono capaci di trasmettere una genuina sensazione di oppressione, che impera nell'omaggio reso con "At The Gates" a Per "Dead" Ohlin (il cantante di Morbid e Mayhem suicidatosi l'anno prima della pubblicazione di questo demo), nelle profondità solcate da "All Life Ends" e, in altrettanto modo, nella lacerante "Souls Of The Evil Departed" e nelle asfissianti percussioni di "City Of Screaming Statues". Tale sensazione è sublimata poi da una produzione perfetta, spessa e nera, svoltasi presso i celeberrimi Sunlight Studio.

"Gardens Of Grief" è sicuramente da conoscere e personalmente direi anche da amare senza discussioni. Chiunque abbia avuto modo di apprezzare gli At The Gates, dovrebbe entrarvi in contatto, apprendendo così come ebbe inizio la storia che li rese promotori di un modo unico e riconoscibile di interpretare il death metal. A prescindere da questo, lo si dovrebbe ascoltare in quanto davvero bello e maledettamente intenso.