Gruppo: Yggdrassil
Titolo: All Shall Burn
Anno: 2017
Provenienza: Spagna
Etichetta: Art Gates Records
Contatti:

Facebook  Twitter  Youtube  Bandcamp

 
TRACKLIST
  1. Körangar
  2. All Shall Burn
  3. End Of Cycle
  4. The Horde Above All
  5. Slaughter Of The Dragon
  6. Battle In The Storm
  7. Shield Wall
  8. One Last Ride
  9. Andvarinaut
  10. Yuletide
DURATA: 48:28
 

Gli Yggdrassil con due «s» (no, non ho sbagliato a digitare) si conciano da Berserker, vengono dalla Spagna, cantando di mitologia norrena, e aprono il disco con una boriosa introduzione di due minuti. Ok, devo ammettere che questo è un pessimo biglietto da visita per il sottoscritto, ma il loro brano "End Of Cycle" tratto da "All Shall Burn", ovvero l'album di cui stiamo parlando, era riuscito a interessarmi, per quanto debitore agli Amon Amarth.

Se vi aspettate viking metal, superata la titletrack che non c'entra poi molto con il resto, rimarrete delusi: la band di Saragozza suona death metal melodico, improntato su ritmi medi e con un growl profondo. Sì, stile Amon Amarth. Il viking metal è solo un'influenza che si concretizza in piccoli elementi qua e là, come l'accompagnamento di tastiera della già citata "End Of Cycle", i cori battaglieri di "Stonewall" e poco altro.

Il problema grave di questo disco è la scaletta: dopo i primi due brani (intro esclusa), la musica degli Yggdrassil ha finito le idee. Tutto quello che sentiremo in seguito è una versione annacquata degli Amon Amarth, a cui manca il desiderio di sangue e di battaglia. Si sente l'assenza di ritmi più veloci, perché è chiaro che quando punti sui tempi medi nel death metal in generale devi farlo con riff efficaci (e qui latitano). D'altra parte, non posso promuovere il tentativo troppo timido di "Slaughter Of The Dragon", che cerca di sorprenderci con un giro di chitarra anomalo (mi verrebbe da dire quasi djent), ma viene ritrattato subito in un brano che poco ha da aggiungere al resto della musica.

Non posso fare una colpa agli Yggdrassil del fatto che non hanno lo stesso carisma dei loro beniamini e nemmeno intendo accanirmi su quanto la loro proposta sia derivativa; quello che non posso proprio perdonare è che il grosso del minutaggio è nella migliore delle ipotesi riempitivo. Ho avuto l'impressione — e mi auguro di essere smentito — che in "All Shall Burn" si sia tentata una via facile, abbinando delle sonorità già collaudate da una band di successo a un'estetica accattivante, strategia che in questo caso non gioca a loro favore, data la qualità media che fa sembrare la musica superficiale.

Intanto concludo consigliandovi di lasciar perdere questo "All Shall Burn". Ci sono tanti altri dischi a cui potreste dedicare il vostro tempo. Se sentite davvero il bisogno di ascoltare gli Amon Amarth, fate prima a rimettere nel lettore i loro vecchi lavori.