Gruppo: Inverted Matter
Titolo: Detach
Anno: 2017
Provenienza: Italia / U.S.A.
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST
  1. The Mark
  2. Drake Effect
  3. Foreigner
  4. Facility
  5. Peak
  6. Experimental
  7. FGM-148
  8. Missing Link
  9. Singularity
DURATA: 34:42
 

Gli Inverted Matter sono Andrea Tocchetto e Gianluigi Giacon, ossia ciò che rimane degli Inverted dopo l'abbandono di Daniele Deola ed Enrico e Alessandro Scriminich. Per completare la formazione, il duo trevisano ha assunto dimensione internazionale, reclutando — oltre ai connazionali Jason Nealy dei Bleeding Eyes (seconda chitarra) e Leonardo Langaro (basso) — nientemeno che Mike Smith dietro le pelli. Mike Smith. Proprio lui. Quello che ha distrutto almeno due generazioni di timpani su "Effigy Of The Forgotten", "Breeding The Spawn" e "Souls To Deny".

Faccio partire "Detach" tutto contento — soprattutto dopo la fatica fatta dalla band per farmene avere una copia — e mi chiedo come sia possibile che nel 2017 ancora ci siano dischi di questo calibro che passano sotto silenzio. Stampato in appena cento copie su CD-R e infilato in un digi DVD, l'unico limite dell'album è forse una copertina un po' anonima e non troppo personale, che non incuriosisce il metallaro più distratto. Tutto, ma proprio tutto, nella musica degli Inverted Matter è perfetto: idee, esecuzione, personalità, resa sonora.

Cazzo, prima di capacitarmi di che sberla fosse questo disco, credo di averlo ascoltato tre volte di fila, incredulo. Un compendio di ciò che può e dovrebbe essere il death metal oggi: brani diretti e compatti, che allo stesso tempo non sacrificano spunti e complessità strutturali. Nessuna velleità manieristica, ma una precisione e competenza di prima fascia: Smith si commenta da sé, tuttavia gli altri ragazzi non sono da meno; anzi, il livello è semplicemente altissimo. E l'estro compositivo è alla stessa stregua: non ci sono due brani simili, i tempi possono essere medi, alti o bassi, ci sono assoli o riff schiacciasassi. Tutto assolutamente giusto.

Gli umori sono ovviamente d'oltreoceano per la gran parte, eppure sarebbe limitativo dire che gli Inverted Matter suonano americani, perché spuntano con continuità richiami e riferimenti alla scuola europea; magari poca Svezia, ma sicuramente Polonia, Germania e Inghilterra. E "Detach" ne esce completo, arricchito, death metal a tutto tondo. Corposo, solido, moderno, variegato, attuale. Una palata nelle gengive, in buona sostanza. Un album che merita plauso e dovrebbe ottenere un'edizione ben più degna di sole cento copie autoprodotte. Dove sono le etichette quando servono?