Gruppo: Alchimia
Titolo: Musa
Anno: 2017
Provenienza: Italia
Etichetta: Buil2Kill Records / Nadir Music
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TRACKLIST
  1. Orizzonte
  2. Lost
  3. Exurge Et Vive (Alchemical Door)
  4. My Own Sea (Fading)
  5. Whisper Of The Land
  6. Waltz Of The Sea
  7. Leaves
  8. Oceano: Tempesta
  9. The Fallen One
  10. Assenza (Memory)
DURATA: 48:58
 

Come anche le pietre di tufo hanno avuto modo di constatare, c'è un certo fermento in Campania negli ultimi tempi, soprattutto per quanto riguarda il mondo della musica estrema. Veniamo oggi alla creatura di Emanuele Tito, denominata Alchimia, e al suo primo album: "Musa". Lo ammetto, leggendo il nome della band, prima, e quello del disco, poi, mi ero fatto immediatamente una certa idea del progetto e mi ero involontariamente creato delle aspettative. A quanto pare, negli ultimi, tempi i miei conterranei non hanno proprio intenzione di deludermi.

Negare che i Nostri abbiano tratto alcuna ispirazione dai Katatonia di "Tonight's Decision", dall'intenzione gotica tipica delle proposte Death-Doom di certi Inglesi verso la fine degli anni '90 (ogni riferimento agli Anathema e ai Paradise Lost è puramente non casuale) e dalla sempre più discreta mentalità post-metallica equivarrebbe a sconfessare una componente alquanto importante del sound del progetto, a parer mio. Per di più, è presente anche una certa tristezza di fondo un po' ovunque che mi ricorda i Klimt 1918, si pensi anche solo ad "Assenza (Memory)".

Tirare in ballo nomi del genere inoltre non è ovviamente cosa da poco, quindi la mia contorta affermazione di poco fa sta a significare anche che si tratta di un lavoro decisamente particolare. Va giustamente riconosciuta agli Alchimia, però, la fatica di aver saputo trovare un bilanciamento adatto per tutte le influenze citate: il risultato finale, infatti, riflette un'armonia e una coesione interessanti.

Se il progetto può vantare l'aiuto di musicisti come David Folchitto (Stormlord, Scuorn live e la solita, infinita lista di band) alla batteria, Fabio Fraschini (Degenerhate, Novembre live) al basso e Gianluca Divirgilio (Arctic Plateau) alla chitarra in fase di registrazione, rilevo invece una curiosa resa finale, nel complesso. Non nel senso della presenza di versi di conigli o urla loopate a caso (cose del genere le lasciamo alla disagiatissima fantasia di certi Francesi), piuttosto per il fatto che la produzione avrebbe potuto enfatizzare e mettere maggiormente in risalto il lato emotivo della proposta, ma ciò non avviene. Non so se si tratti di una scelta voluta o meno, tuttavia ciò che il risultato finale mi comunica è un senso di ruvido e grezzo che un po' stona con l'altrimenti cristallino — ma non plasticoso — sound del disco.

Si sa, il Doom Metal non è per tutti, né tanto meno lo è il Post-Metal. Trovare un pubblico che si interessi attivamente a un progetto che sintetizza entrambe le proposte in maniera così riuscita, quindi, non sarà impresa da poco, per i Nostri. Il debutto degli Alchimia, ciò nonostante, si pone al di sopra della media e, personalmente, penso meriti almeno un ascolto; se non una decina... "Musa" è senz'altro un punto di inizio molto promettente per la band, alla quale auguro il meglio per il futuro.