Gruppo: Crystalmoors
Titolo: The Mountain Will Forgive Us
Anno: 2016
Provenienza: Spagna
Etichetta: Casus Belli Musica
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TRACKLIST "THE SAP THAT FEEDS US"
  1. Memories
  2. Devotio Ibérica
  3. Over The Same Land
  4. The Mountain
  5. A Last Breath Of Peace
  6. The Oldest One
  7. The Eye Of The Tyrant
  8. When The Caves Spoke
  9. A Man Under Wolfskin
DURATA: 42:54
 
TRACKLIST "LA MONTAÑA"
  1. Over The Same Land [versione folk]
  2. The Mountain [versione folk]
  3. Defendiendo Amaia [versione folk]
  4. Since Old Times [versione folk]
  5. The Mountain Will Forgive Us [versione folk]
  6. Greyland Lábaro [versione folk]
  7. Crown Of Wolves [versione folk]
  8. Nabia Orebia [versione folk]
DURATA: 34:16
 

«But they have seen the horror of the land
But they have suffered the fade of the hum
The smell of the brave men remains
And still there ...
»

Con queste parole (leggibili anche sul pannello interno del digipak) inizia il primo dei due CD che vanno a costituire "The Mountain Will Forgive Us", la terza pubblicazione sulla lunga distanza degli iberici Crystalmoors. Rispetto per la natura, amore per la propria terra e devozione nei confronti degli avi si intrecciano su basi di stampo Black Metal, le cui influenze sono molteplici: dal Folk caratteristico degli irlandesi Primordial a quello più atmosferico degli americani Agalloch, passando per elementi Progressive che ricordano gli Enslaved, per certi versi, come anche gli Opeth e — forse più di ogni altro — i Ne Obliviscaris. Una strana accozzaglia di roba, direte voi. Decisamente, ma tutt'altro che sgradevole!

Ammetto di avere scoperto i Crystalmoors solo grazie a questo loro terzo lavoro, pubblicato tramite l'etichetta russa Casus Belli Musica e a questa vanno le mie lodi, per l'ennesima volta, poiché mi ritrovo tra le mani un digipak fantastico. Due CD, due libretti, illustrazioni stupende ma — soprattutto — nome della band e titolo dell'album leggibili in controluce sotto ognuno dei dischi. I miei complimenti per la componente grafica sono, però, parzialmente errati: i Russi avranno anche rilasciato un prodotto fantastico, tuttavia il merito delle immagini è di Mutta Estudio, mentre le foto utilizzate in copertina e nei libretti (anche queste di squisita fattura) sono opera di Javi Arias e di quest'ultimo con l'aiuto di Istrael Viota.

Montagne, alberi, panorami gelidi, oscuri e desolati: queste sono le immagini ritratte a colori freddi all'interno di questo gran bel pezzo di cofanetto. Questo stesso freddo, questa medesima, glaciale prospettiva sulla natura ci viene offerta in contemporanea dalle musiche dei Crystalmoors. Il primo disco, intitolato "The Sap That Feeds Us", si apre nel migliore dei modi: "Memories" è senza alcun dubbio il mio brano preferito dell'intero lotto; atmosfere cupe, anima folk e ritmiche prog si alternano e si combinano in maniera più che efficace per tutta la durata della canzone.

L'intero album in effetti è molto omogeneo da questo punto di vista: se "Devotio Ibérica" e "A Last Breath Of Peace" sono esempi dell'animo più folk dei Nostri, "Over The Same Land", "When The Caves Spoke" e "A Man Under Wolf Skin" si soffermano, invece, più sul versante progressivo del Black Metal. Complessivamente il mix permette di godere di un prodotto qualitativamente nella media: sono rimasto piacevolmente contento di riuscire ad apprezzare un basso le cui linee più o meno solistiche sono facilmente riconoscibili all'interno di un contesto così complesso, in cui si alterna la furia di vigorosi riff di chitarra alla calma di meditativi momenti acustici, tra blast beat e growl. L'unica pecca che ho rilevato risiede nelle linee solistiche di chitarra, la quale emerge con poca convinzione e con un suono che la penalizza un po', secondo i miei gusti.

Il secondo disco, "La Montaña", propone brani esclusivamente in acustico. Ammetto di non essere propriamente un grande appassionato di questo tipo di proposte; ciononostante ho apprezzato senza troppa fatica le canzoni rivisitate in questa versione dalla formazione iberica. In questi quaranta minuti scarsi si ha modo di godere appieno dell'animo folk dei Nostri, i quali non hanno inserito in scaletta solo titoli presenti nel precedente "The Sap That Feeds Us", ma hanno anche pescato dal loro repertorio passato. "Greyland Lábaro" viene recuperata dal loro album del 2011 "Circle Of The Five Serpents", "Crown Of Wolves" invece è stata pubblicata nello split con gli Omendark datato 2007, mentre "Since Old Times" e "Nabia Orebia" provengono nientemeno che dal primo EP, "The Unconquered Land", uscito nel 2003.

Va detto, inoltre, che la formazione, normalmente composta da Jose "Uruksoth" Lavín, Fernando Navarro, Enrique Gándara ed Eduardo Martinez, in questa versione si avvale della collaborazione di Charly Pérez alle percussioni e di David Pérez al bouzuki e ai flauti. In più, come riportato anche nel libretto, hanno collaborato (all'intera opera) Saúl Crespo in qualità di violinista e Günter Pòznek alla ghironda (strumento imprescindibile nell'odierno mondo del Folk).

Non ne avete abbastanza delle scapocciate che vi fate con le sopracitate band? State cercando nel sottosuolo qualche nome che sappia coniugare la vostra voglia di elementi pagani provenienti da una regione non scandinava dell'Europa a un metallo nero di matrice progressive, ma non farcito di troppi fronzoli tecnici? La risposta non pioverà dal cielo sotto forma di asteroide come nella sfigatissima pubblicità dei Buondì Motta. La risposta è "The Mountain Will Forgive Us": un disco che sa di una Spagna che non siamo abituati a immaginare, suonato da una formazione con più di vent'anni di esperienza alle spalle e confezionato in maniera estremamente piacevole da un'etichetta russa che ci tiene in maniera evidente al proprio lavoro. Complimenti ai Crystalmoors per questo disco-inno a una «Land of free men»!