Gruppo: Tommy Stewart's Dyerwulf
Titolo: Tommy Stewart's Dyerwulf
Anno: 2017
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Soman Records
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TRACKLIST
  1. Lilith Crimson Deep
  2. Behold! Your World Now Burns
  3. Through A Dead Man's Eye
  4. Porpoise Song
  5. Horrorshow
  6. The Man Who Sold Rope To The Gnoles
  7. Prince Of Fools
  8. With Darkened Eyes
DURATA: 42:48
 

Sepolte a titolo (sembrerebbe) definitivo tutte le attività legate agli Hallows Eve, Tommy Stewart continua la sua carriera solista con il secondo album a proprio nome, anche se formalmente questo lavoro esce sotto l'egida di Tommy Stewart's Dyerwulf, senza nessun titolo. Dopo il debutto nel 2015, "Clef Doom", ascoltabile sulla pagina Bandcamp ufficiale — ma ora a quanto pare abbandonata, poiché "Dyerwulf" si trova sulla pagina di Soman Records — Stewart ci riprova e propone una seconda volta il suo doom metal classico con la particolare formula usata in precedenza.

"Dyerwulf" si compone di una sola sezione ritmica, ossia il basso di Tommy e la batteria di Eric Vogt, su cui poi il Nostro canta con timbro vagamente osbourniano di disagi e occultismi, per dare al tutto un tocco molto anni '70. Le registrazioni sono state fatte in presa diretta e il suono particolarmente asciutto e crudo dà ai pezzi un fascino quasi da jam session più che da vero e proprio insieme di canzoni, quindi alla mancanza di momenti memorabili o anche solo coinvolgenti si potrebbe dare l'alibi delle velleità sperimentali. La verità, però, è che il disco contiene effettivamente delle canzoni: il fatto che non siano coinvolgenti è un problema e non si può mascherare il tutto da esperimento, nascondendo le mancanze sotto il tappeto.

E ancora: affrontare la scrittura di un album avendo in mente la forma canzone, non volendosi avvalere di chitarra né di post-produzione, richiede una padronanza artistica eccellente. Stewart purtroppo buca. Ben vengano gli esperimenti, ben venga il tentativo di portare il basso in primo piano in un genere in cui solitamente è poco più che un contorno, ma se il risultato è noioso e monocorde significa che qualcosa non va. Peccato, non ci siamo. Da uno che fa musica da trent'anni è lecito aspettarsi qualcosa di più.