Gruppo: Before And After Science
Titolo: Relics & Cycles
Anno: 2017
Provenienza: Portogallo
Etichetta: Shunu Records
Contatti:

Facebook  Youtube  Bandcamp

 
TRACKLIST
  1. Downburst
  2. Howling
  3. Foëhn
  4. Nostalgia
  5. Labirinto
  6. Naïve
  7. Poinsettia
DURATA: 36:08
 

Sa tutto un po' di già sentito quanto ci mettono davanti i Before And After Science, fin dal nome che omaggia Brian Eno, per continuare con la vera e propria proposta del quartetto portoghese, dichiaratamente ispirata a Russian Circles e Caspian. Eppure, come sempre finora quando siamo capitati dalle parti di Shunu, l'effettiva originalità passa in secondo piano a fronte di un'attenzione per il dettaglio e per il risultato finale davvero encomiabile.

La band di Porto debutta con "Relics & Cycles" e fin dal titolo, «reliquie e cicli», sembra voler chiarire i propri intenti: dedicarsi a ciò che c'è stato e riportarlo alla luce. Certo, i ragazzi precisano che il loro album parla di morte e rinascita, di vita e di materia organica; c'è anche una bellissima serie di illustrazioni sul digipak e nel libretto che ci fa vedere come la carcassa del cervo in copertina si tramuti poi in un animale vigoroso e in forze. Posto che non so quanti cervi ci siano sulla costa atlantica, mi piace vedere in "Relics & Cycles" un omaggio ai tempi d'oro del post-rock soft/loud, alle canzoni strumentali da sei, sette, otto minuti che una quindicina d'anni fa ci facevano sognare paesaggi infiniti e spazi interminabili.

Per effimero che sia stato, quel movimento musicale non si è mai del tutto sopito e nel suo inevitabile immobilismo continua di quando in quando a sparare qualche cartuccia. Negli anni, anche dall'underground più intransigente mi è capitato di ricevere i Colaris o Australasia e, oggi, i Before And After Science. E l'adolescente che c'è in me non può fare a meno di emozionarsi un'altra volta. Tutti quegli arpeggi, quei suoni morbidi che poi si induriscono in un up-tempo che sprizza energia e mi ritrovo sul viale dei ricordi, strada dispersa in mezzo alla natura.

La magia durerà poco: a breve sarò inghiottito dal solito traffico cittadino fatto di black e death metal o musica più genericamente di merda, ma per ora cerco di godermi il momento, di aggrapparmi a un altro riff prima di riaprire gli occhi e ritrovarmi nel 2017.