Gruppo: Domain
Titolo: Pandemonium
Anno: 1995
Ristampa: 2016
Provenienza: Polonia
Etichetta: Old Temple
Contatti:

non disponibili

 
TRACKLIST
  1. The Beginning
  2. Blood Of God
  3. Immemorial Legend
  4. Sword Into Heart Of Lies
  5. The Calling
  6. Hagia Sophia
  7. Lost Preexistence
  8. Mirror Of Hate
  9. Somewhere Above
  10. Lost Preexistence [versione remix]
DURATA: 36:07
 

I Domain furono l'oasi di salvezza — e la parentesi — nella quale si rifugiò Paweł "Paul" Mazur, leader degli storici Pandemonium, in un periodo di crisi della sua creatura principale. Egli prese in mano le redini della situazione, per non gettare al vento il lavoro che aveva fatto guadagnare alla band l'attenzione degli amanti del death-black metal, intraprendendo un'avventura che non abbandonava quel sentiero di ricerca e oscurità, bensì vi si addentrava maggiormente, continuando a trarre ispirazione dai fondamentalissimi Celtic Frost.

Che Tom G. Warrior e soci siano fra i gruppi amati dal Signor Mazur non è cosa difficile da riscontrare. Sia nel periodo in cui guidò la band sotto questo secondo vessillo, pubblicando "Pandemonium" (nel 1995 e il cui titolo venne probabilmente scelto per mantenere integro il legame con il passato), "...From Oblivion..." (1998) e "Gat Etemmi" (2002), sia nel ritorno sulla scena degli stessi Pandemonium con l'uscita di "The Zonei" (2004) è rintracciabile questa influenza. È infatti difficile non udire le tracce lasciate dagli Svizzeri e dalla loro evoluzione sonora nel DNA dei brani, dotati di un'atmosfera scura e una impostazione spesso cruda e malevola. Questa coltre nera viene squarciata solo in occasione di "Immemorial Legend", schiarendola e iniettando tonalità grigie scandite dall'inattesa chitarra acustica, favorendo così la formazione di uno scenario meno inflessibile.

Potremmo considerare i Domain come la congiunzione fra i Pandemonium che furono, quelli di "Devilry" (1992) e "The Ancient Catatonia" (1994), e quelli che odiernamente continuano ad allietarci producendo buona musica estrema, ma sempre meno ancorata a standard di stampo classico. La formazione ha dato alle stampe in questo 2017 "Nihilist", lavoro che fra un paio di settimane entrerà a far parte dell'archivio aristocratico.

La ristampa della Old Temple fornisce, quindi, l'occasione di affondare nell'ascolto di un buon album, gradito sicuramente a chiunque abbia già avuto modo di apprezzare quanto sfornato dai Mitteleuropei, ma che in genere non potrà dispiacere agli amanti delle sonorità aspre e astiose.