Gruppo: Earthgrave
Titolo: The Verge Of Human Abyss
Anno: 2017
Provenienza: Germania
Etichetta: WOOAAARGH
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TRACKLIST
  1. Transcendence
  2. Funeral
  3. Beyond The Path
  4. The Abyss
  5. Altars Of Desolation
  6. Serpent's Speech
  7. Trapped Existence
  8. A Dismal Nightmare
DURATA: 36:22
 

Provenienti dall'antica cittadina tedesca di Treviri, al confine con il Lussemburgo, gli Earthgrave sono un quartetto dedito anima e corpo alle sonorità più brutte che ci siano. A due anni dalla formazione e dopo un EP uscito nel 2016, tornano quest'anno con il loro primo album intitolato "The Verge Of Human Abyss", intriso di sludge e doom metal, che farà contenti coloro che amano gente disagiata come EyeHateGod e affini.

Un minuto e spiccioli di introduzione parlata conducono l'ascoltatore a un'opera fatta di chitarroni densissimi e latrati quasi lamentosi, una melmosità che pare tangibile suddivisa in sette pezzi tutto sommato omogenei: dalla lenta "Funeral" ai ritmi più ballerini di "Altars Of Desolation" il canovaccio è sempre lo stesso, un down/mid-tempo sul quale i Nostri si adagiano, con sporadiche variazioni che non si discostano dall'andazzo generale. Questo è un po' il pregio e il difetto dell'opera: se da un lato la proposta è tale e quale ciò che ci si potrebbe aspettare, dall'altro potrebbe risultare prolissa nonostante la durata relativamente breve, a causa di composizioni variegate (pur restando entro i confini del genere proposto) eppure a volte monotone, e della voce di Rosh, un po' stucchevole a lungo andare. Restano comunque episodi validi e degni di menzione, come "Beyond The Path", il più lungo del lotto e con qualche accenno sempre gradito ai Celtic Frost, o il successivo e cadenzato "The Abyss".

In buona sostanza, "The Verge Of Human Abyss" è un disco che ha una sua varietà all'interno ma che, a volte, sembra far fatica a decollare, nonostante i buoni momenti sparsi qua e là. Ciò non toglie che, per chi ama queste sonorità, si tratti di una mezzora senza troppe pretese tuttavia comunque godibile. Piacevole forse, però non è certo la prima parola che viene in mente per descrivere questo genere.