Gruppo: Zolle
Titolo: InFesta
Anno: 2017
Provenienza: Italia
Etichetta: Subsound Records
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TRACKLIST
  1. Kadregah
  2. Versum
  3. Lårdo
  4. Magnum
  5. Thorthellion
  6. Brasathor
  7. Interiora
  8. Infuso
  9. UnDoom
DURATA: 29:19
 

Gli Zolle mi furono gentilmente presentati da un amico, che mi fece regalo del primo ed eponimo album del duo lombardo, composto da Marcello Bellina dei Morkobot (alle chitarre) e Stefano Contardi (dietro le pelli). L'ascolto era ed è di quelli che si piantano in testa: il modo in cui il suono pesante delle chitarre e le ritmiche di batteria pestate e massicce si fanno largo non si dimentica facilmente. È così con piacere che mi ritrovo oggi a scrivere del loro ultimo lavoro, "InFesta".

Spulciando in rete, ho letto tanti paragoni, tanti nomi e alcune lamentele sul modus operandi asciutto e scontroso delle tracce, in pratica su ciò che rappresenta il marchio di fabbrica della band. Gli Zolle lavorano di gomito, generando ciclicità e schizofrenia, e si dilettano a sperimentare ma senza scadere mai nell'uso di soluzioni nonsense.

Dovendo definire la prestazione del duo, parlare di sludge-stoner sarebbe alquanto limitante, perciò è meglio utilizzare tale nomenclatura esclusivamente come possibile punto di riferimento e di partenza. All'interno di "InFesta" è difatti possibile riscontrare una costante e innegabile immissione di influenze provenienti da più settori del mondo rock e metal, tali da garantire uno spassosissimo giro sulle montagne russe. L'esperienza vissuta lascia decisamente soddisfatti e basta prestare un po' di tempo a "Versum", "Lårdo", "Magnum" e "Interiora" per far sì che la voglia di compiere un altro viaggio torni prepotentemente in circolo. L'ottima produzione ottenuta da Giulio Ragno Favero (One Dimensional Man, Il Teatro Degli Orrori e Zu) è infine un ulteriore tassello importante.

"InFesta" è un album che spacca dal primo all'ultimo minuto, per merito del totale disinteresse verso arzigogolature e orpelli, preferendo invece insistere su un percorso essenzialmente minimalista e un disegno che muta di canzone in canzone, rimanendo però sempre fedele ai principi cardine di un'uscita targata Zolle. Insomma ci si può fidare di questo duo!