Gruppo: Agalirept
Titolo: Pagan Legacy 1994-1999
Anno: 2015
Provenienza: Polonia
Etichetta: Hell Is Here Production
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TRACKLIST
  1. The Confessions Of Pagan Souls
  2. Voice Of My Soul
  3. A Key To The Gates Of My Pain - Immortal Mind
  4. Light In The Darkness
  5. Funeral
  6. Początek
  7. Ostatnia Chwila
  8. Krew Miodem Peruna
  9. Pieśń Ku Chwale Srebrnego Pana
  10. Rozpętanie
  11. Ostatni Krok W Tył
  12. Naharwal - Wspomnienie Tych, Co Po Niebie Chrześcijan Stąpali
  13. The Expectation
  14. The True God
  15. Way to the Kingdom
DURATA: 77:22
 

Chi l'avrebbe mai pensato? Siamo di nuovo in Polonia, in Pomerania per essere precisi. Marienburg (oggi Malbork) apparteneva fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale alla Germania. Avevo già parlato dei gruppi di Serie B. Gli Agalirept erano un duo impegnato a mantenere la posizione in lega. Come avrete capito, parliamo di un gruppo in continua crescita, la cui corta carriera ha concesso poco tempo per profilarsi nella massa degli emergenti.

La riproposizione delle demo della formazione nella raccolta "Pagan Legacy 1994-1999" è stata curata dalla Hell Is Here Productions. Il materiale informativo è redatto in polacco ed è arricchito da diverse foto scattate in un periodo d'oro per il Black Metal. La produzione dei nastri originali più antichi, con una chitarra condannata alle retrovie, ci riporta ai tempi in cui la qualità del suono casalingo apparteneva quasi al bon ton della scena.

La scaletta distingue le quattro fasi creative.

La prima, presentata in chiusura del CD, vive di una profonda crudezza dettata, forse, dal Punk scandinavo e dai primi Napalm Death ed è, dunque, di puro rilievo storico per comprendere l'evoluzione del gruppo.

La seconda, più matura e nera come la pece, esprime rabbia e freddezza. L'avvento delle tastiere, strumento tanto amato oltre la Cortina di Ferro, ispessisce il suono. Gli Agalirept sfruttano questo effetto in modo più mirato nella fase seguente, datata 1997. La rabbia inizia a mutare in riflessione, il tono diventa maestoso, sicuro di sé. Anche le scale di chitarra rispecchiano il processo evolutivo, con ritmi ben definiti ed espressi coerentemente. Il gruppo sembra sapere, ora, dove dirigersi.

Ci mancano ancora le tre canzoni della quarta e ultima fase. Queste risvegliano ricordi legati ai Nokturnal Mortum, ma restano infine ligie alla via scelta dai Polacchi. La voce scopre lo stile teatrale iniziato dalla corifea The Boss dei Root. Le composizioni assumono gradualmente carattere proprio, intrecciando in sordina accenni progressivi e Jazz nelle loro trame. Questa fase è, secondo me, la vera perla da scoprire.

Ora mi chiedo: se avessero deciso di continuare il cammino musicale, quanto avrebbero potuto sorprenderci gli Agalirept con la loro costante maturazione?