Gruppo: Violet Cold
Titolo: Anomie
Anno: 2017
Provenienza: Uzbekistan
Etichetta: Fólkvangr Records
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TRACKLIST
  1. Anomie
  2. She Spoke Of Her Devastation
  3. Lovegaze
  4. My Journey To Your Space
  5. Violet Girl
  6. No Escape From Dreamland
DURATA: 53:21
 

Dopo anni di ascolti metal, ci si mette relativamente poco a capire dove un disco vada a parare: una inclinazione alla melodica ricercata, una ricerca ottusa dell'aggressività, una enfasi sulla costruzione di paesaggi sonori che prosciughino le emozioni dell'ascoltatore e via dicendo.

Il nuovo disco della one man band uzbeka Violet Cold si può allora classificare velocemente, senza nulla togliere alla complessità delle composizioni qui presentate.

Prendendo le mosse da una fusione oramai celebrata di black metal e shoegaze, "Anomie" abbraccia con decisione ogni tendenza post- che accattiverà gli appassionati di sculture sonore vaste e senza confini. Per tutti gli altri, magari irretiti dalla categorizzazione del disco come black metal (atmosferico, ma sempre Fiamma Nera), si potrebbe celare una cocente delusione. Non è che il disco sia di per sè scarso, tutt'altro; se contestualizzato, entra di diritto in una ipotetica top 40 del 2017, ma non è il prodotto che ci si potrebbe attendere.

Presto spiegato il motivo. Melodie trite, senso di già sentito, elementi metal quasi forzati nell'equazione come un vezzo esotico in un disco che ha più in comune con una versione sotto steroidi dei My Bloody Valentine che con i Mayhem (ma pure con band cascadiane o con i furono Agalloch). I blast beat ci sono, in secondo piano, le voci distorte pure, le chitarre annebbiate dal riverbero emergono dal marasma con una precisione tecnica encomiabile, il basso scivola sulle onde di arpeggi dai confini sfumati, contrappuntando i movimenti delle sei corde con interventi leggiadri ed eleganti, tuttavia il risultato finale non convince completamente.

Capirete a cosa mi riferisco appena avrete occasione di ascoltare "Lovegaze" per un paio di volte. Solo da questa traccia avrete una immagine alquanto fedele dei pregi e delle debolezze di "Anomie"; un album valido, ma zavorrato dall'appartenenza a una scuola di pensiero musicale che trova qui una sintesi tanto completa quanto debole nella sua intransigenza. La rappresentazione delle emozioni lette attraverso variazioni violente e drammatiche funziona fino a quando la ricerca esistenzialista di Violet Cold spalanca orizzonti inaspettati, ossia, magari per le prime due tracce. Successivamente, i sussulti e i cambiamenti giungono telefonati, prevedibili. Allora è la noia a subentrare invece dell'apprezzamento, il fastidio verso la natura stucchevole di alcune progressioni di accordi invece del piacere di ascoltare una traccia strutturata in maniera vincente.

Violet Cold hanno (ha) indubbio talento, la sua produzione precedente e già futura testimonia come l'unico musicista alle spalle del progetto possieda una mano dorata, essendo capace di passare da un genere all'altro con disinvoltura, inglobando nella sua grammatica espressiva spunti di jazz, ambient, avanguardia, folk (anche qui in "Anomie" ), drum'n'bass, senza che il coacervo di influenze gli impedisca di offrire una visione indipendente, del tutto personale, che riassuma queste compenetrazioni in modo proficuo. Dall'altro lato della medaglia, i Violet Cold non sono un gruppo metal, piuttosto sfruttano certi stilemi tipici di un sottogenere del Black per arricchire il loro messaggio.

"Anomie", di conseguenza, è un esperimento riuscito, una ibridazione che, seppur non originalissima (gli An Autumn For Crippled Children hanno fatto meglio), è sufficiente in ogni categoria. Tuttavia, è necessario ribadire a chiare lettere che, se non amate quelle derive alla Cold Body Radiation, meglio astenersi.