Gruppo: A Pale December
Titolo: The Shrine Of Primal Fire
Anno: 2017
Provenienza: Italia
Etichetta: Avantgarde Music
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TRACKLIST
  1. The Path Of Stars
  2. Arboreal Sanctuary
  3. Midwinter Ritual
  4. Skygazer
  5. Cimmerian Veil
  6. Call Of The Ancients
  7. A Lost Lineage
DURATA: 53:10
 

Gli Agalloch si sono sciolti, questo è un fatto incontrovertibile che, al netto dell'evidentissimo calo degli anni più recenti, ha lasciato un vuoto incolmabile nei cuori di tanti e tanti metallari sensibili a una certa interpretazione della natura, Aristocratici in primis. Gli A Pale December, duo di giovanissimi studenti di Milano, cercano a loro modo di tappare il buco con un disco d'esordio che, si spera, farà molto parlare di sé.

Pubblicato digitalmente in modo del tutto autonomo nel cuore dell'estate, "The Shrine Of Primal Fire" ha trovato in Avantgarde il supporto necessario per approdare alla versione in cd sul finire dell'autunno e arrivare così nello stereo di quanti più blackster possibili. L'album, diciamolo subito, non è esente da difetti, su tutti un utilizzo a tratti improvvido di pattern di batteria elettronica non proprio esaltanti, ed è evidentemente derivativo, con i suddetti Agalloch, l'Alcest di "Écailles De Lune" e "Kodama" e altri ancora che tracimano dalle note del duo. Eppure Riccardo "Korpsvart" Di Bella ed Ernesto "Ymir" Ciotola hanno dalla loro un elemento impareggiabile, che permette di andare oltre tutto questo: la schiettezza della giovane età. Acerbi e ingenui nel senso migliore del termine, questi due ventenni sembrano aver scritto un disco sull'onda dell'entusiasmo e della pura voglia. Gli A Pale December suonano davvero come gli Agalloch del 1997, senza un batterista e vent'anni e un genere (il blackgaze) dopo. Il resto è tutto lì: la furia, la contemplazione, la malinconia, la fascinazione, la sensibilità, la precocità e l'inesperienza.

Ascoltare "Skygazer" non può non portare alle "Wooden Doors" di "The Mantle", così come gli arpeggi acustici e gli effetti a metà tra il folk e il black alle soluzioni ancora precedenti, di "Pale Folklore" e (soprattutto) "From Which Of This Oak". Poi, certo, un album di debutto ancora palesemente acerbo non è sufficiente per dimostrare nulla né tantomeno far gridare al miracolo, ma c'è di che rallegrarsi anche solo per il fatto che una band come gli A Pale December oggi esista e riesca a mantenere coerenza e credibilità lungo l'arco di un intero disco. Tutto ciò pur al netto di qualche divagazione francamente evitabile ("Cimmerian Veil", il suo pianoforte e i suoi eccessi).

"The Shrine Of Primal Fire" è un esordio che, soprattutto vista l'età dei musicisti coinvolti, non solo soddisfa già, ma dà anche grandi speranze per il futuro.