Gruppo: Warfist
Titolo: Metal To The Bone
Anno: 2016
Provenienza: Polonia
Etichetta: Godz Ov War Productions
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TRACKLIST
  1. Pestilent Plague
  2. Written With Blood
  3. Convent Of Sin
  4. Tribe Of Lebus
  5. Breed Of War
  6. Metal To The Bone
  7. Necrovenom
  8. Playing God
  9. Reclaim The Crown
DURATA: 31:02
 

Sono sempre un po' diffidente nei confronti degli album ― o dei gruppi ― con la parola «metal» nel nome o nel titolo, tuttavia qui possiamo stare tranquilli: gli amanti del thrash con venature black non potranno non mostrare interesse per "Metal To The Bone", secondo lavoro in studio per i polacchi Warfist, sulle scene dal 2005. Nove tracce caratterizzate da blast beat, chitarre indiavolate e quel pizzico di ispirazione tratta dal passato, soprattutto dai Venom, che le rende probabilmente poco originali o innovative, ma non per questo non meritevoli o valide. In parole povere: la scapocciata selvaggia vi parte in ogni caso, garantito.

Nessun brano, esclusi i ritmi un po' più lenti di "Breed Of War" con la sua intro di basso, supera i quattro minuti di durata, e in un mondo in cui sempre più gruppi tendono a tartassarci con pezzi ― o dischi ― inutilmente lunghi ciò non può che essere un vantaggio: brutalità e vocalità infernali ridotte all'osso eppure pregne di contenuto.

Da dove cominciare per consigliarvi le cartucce migliori di questo "Metal To The Bone", considerando che adoro il thrash e, quindi, sono schifosamente di parte? Posso dirvi che la traccia numero uno, "Pestilent Plague", è un'ottima fomentatrice e riesce sicuramente nell'intento di invogliare l'ascoltatore a proseguire; le chitarre di "Tribe Of Lebus" accompagnano fino alla fine, tramutandosi in assoli non troppo pretenziosi, un pezzo assai ritmato; la titletrack è probabilmente la migliore di tutte.

"Metal To The Bone" è un disco con poche sorprese e senza troppe novità, che comunque promuovo a pieni voti, perché in grado di dare esattamente ciò che ci si aspetta da un lavoro thrash spolverato di black: rapidità, vocalità più vicine al parlato sporco che al cantato, ma soprattutto qualità. Bene così.