Gruppo: Leech
Titolo: Cyanide Christ
Anno: 2013
Ristampa: 2017
Provenienza: Svezia
Etichetta: Defense Records
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TRACKLIST
  1. Barely Alive
  2. Piss 'N' Spite
  3. Hollow Eyes
  4. Condemned
  5. The Real Me
  6. The Avenger
  7. Chaotic
  8. Bleached Gods
  9. Distorted
  10. No Exit
  11. Unsurpassed
DURATA: 43:31
 

Vale la pena ristampare album usciti neanche un lustro fa? A questa domanda mi viene da rispondere sì: è notoriamente impossibile anche solo pensare di stare dietro a tutto ciò che viene pubblicato, così capita spesso che etichette minori diano vita a pubblicazioni particolarmente interessanti, ma che per un motivo o per un altro rimangano ignote ai più. Oggi per esempio mi ritrovo a scrivere dell'unico lavoro sinora partorito dai Leech, intitolato "Cyanide Christ", grazie alla riproposizione della polacca Defense Records.

Gli elementi della formazione sono tutt'altro che sconosciuti, leggendo i nomi infatti ci imbattiamo nelle figure di Jens C. Mortensen, Jari Kuusisto e Lars Lars Lindén, rispettivamente cantante, chitarrista e bassista dei Carnal Forge; Magnus Söderman, chitarrista dei greci Nightrage; e Stefan Westerberg, batterista degli Skineater, dei Steel Attack ed ex World Below. Alcuni di questi sono stati membri di due realtà degli anni Novanta piacevoli, quanto misconosciute, parlo dei Rosicrucian e degli Slapdash (che potrebbero essere considerati la relativa evoluzione in salsa groove). Tali band confezionarono in totale tre album, "Silence" (1992) e "Cause For Celebration" (1994) sotto Black Mark Production e "240.25 Actual Reality" (1996) per Nuclear Blast.

La premessa è stata sicuramente lunga, ma per il sottoscritto doverosa in quanto accade sempre più di frequente di trovarsi fra le mani opere soddisfacenti e poi scoprire che vi si celano dietro personaggi piuttosto noti. "Cyanide Christ" rientra sicuramente nella categoria, si tratta di una prova di thrash metal energica, dinamica, melodica, condita da efficaci aperture solistiche forgiate nell'heavy metal e in special modo concreta. In più circostanze lambisce i territori del death metal, con un andamento talvolta — e solo minimamente — di stampo Carcass e con movenze che richiamano l'area di Göteborg, senza divenirne l'ennesima scopiazzatura parodiale, come dimostra la mattonata ricca di cambi di tempo "Hollow Eyes. Il disco insomma è un buonissimo compendio di badilate old school e piglio moderno.

Inutile negare che in un paio di frangenti sembra proprio di essere trasportati indietro nel tempo di una ventina di anni, tanto che l'impostazione vocale di Mortensen e le influenze palesi che emergono conducono sensazioni, una passione e una veracità che si allontanano decisamente dalla produzione odierna dell'ambito thrash, che in alcuni casi definire seriale è quasi fargli complimento. In ragione di ciò ho ricevuto la spinta e la voglia di premere il tasto «play» più volte, per apprezzare in particolare "Hollow Eyes", "The Real Me" e "Chaotic". Al di là delle mie scelte personali, preferisco non spendere parola singolarmente per i vari episodi, poiché il divertimento è garantito dall'intera scaletta.

Tornando a Mortensen, mi domando come la sua interpretazione si sposerebbe con un pezzo dei Testament, per molti versi lo trovo un cantante adatto. Magari a qualcuno questa affermazione potrà risultare blasfema, del resto Chuck Billy non si tocca, però...

Non vi rimane altro da fare che gettarvi a capofitto nell'ascolto di "Cyanide Christ", rendendolo parte delle vostre giornate. Acquisto consigliato.